Il dolore
L’antico Oratorio ora è diventato la casa di topi e rettili
È il triste destino dell’edificio sacro intitolato a San Ranieri che un tempo era un vanto per la frazione del Pozzale
EMPOLI. Un giro nel centro del Pozzale lo facemmo cinque anni fa, dopo che molti residenti inferociti avevano sollecitato la nostra “visita” al fine di mostrare alcuni angoli degradati del pur piacevole borgo. Degrado e transito pesante. Poco è cambiato, e il paese rimane assediato dal traffico, un po’ meno pesante forse per via della crisi. Ma la situazione di un edificio in particolare aveva destato la nostra attenzione, passeggiando per le vie e, in particolare, nella via centrale della popolosa frazione, alle porte di Empoli, in prossimità di una curva nel bel mezzo del centro abitato, lungo via Val d’Orme, prima di imboccare la via Maremmana per Monterappoli, troviamo ancora oggi un piccolo e antico edificio sacro, l’Oratorio di San Ranieri.
La struttura e la sua storia. L’oratorio, ad unica navata con tetto a capanna e gradevole portale lavorato in pietra serena, fu eretto da Diacinto Cocchi presso la propria villa e consacrato solennemente nell’anno del signore 1745. In breve, divenne la cappella funebre di questa ricca ed importante famiglia empolese (originaria proprio del Pozzale), della quale ricordiamo un altare nella chiesa di Santo Stefano degli Agostiniani, fino alla sua estinzione avvenuta nel 1869. Molti discendenti della nobile famiglia trovarono qui sepoltura. Successivamente, nel giro di poco più di un secolo, l’interno è stato devastato, distruggendo anche le ultime tracce dell’altare presente e della tela raffigurante il santo titolare, andata perduta.
Gli ultimi ricordi. Alcuni anziani residenti nei pressi dell’oratorio ricordano ancora che il parroco, fino a non molto tempo fa, officiava le funzioni religiose, oltre che nella vicina San Giusto a Petroio, anche in San Ranieri. A giudicare dallo stato attuale, quel periodo sembra davvero molto lontano. Rimane, miracolosamente intatto, lo stemma in pietra serena della famiglia Cocchi, che resiste alle ingiurie del tempo ancora murato sulla facciata a testimoniare l’antica magnificenza.
La “devastazione”. La struttura, di proprietà ecclesiastica (anche se varie, nel corso degli anni, sono state le vicissitudini legate alla proprietà), attualmente versa in condizioni di degrado assoluto, il tetto è crollato da tempo, gli interni sono irriconoscibili, la sporcizia regna - con rifiuti di ogni genere - nella navata centrale della chiesetta, ormai spoglia di tutti gli arredi che un tempo la ornavano (e già questa è una perdita notevole). «Finché non crolleranno le mura perimetrali nella strada – ricordano alcuni residenti della zona, fra il preoccupato e l’arrabbiato – e qualcuno non rimarrà schiacciato dalle macerie nessuno muoverà un dito per ristrutturarla».
Problemi d’igiene. Questo per quanto riguarda l’esterno. E, tuttavia, si tratta solo di una parte del problema. All’interno dell’oratorio, infatti, sembra che i ratti, in alcuni casi anche di dimensioni piuttosto consistenti, abbiano trovato il loro habitat ideale, e, al riparo da ogni disturbo, pare proprio che si stiano moltiplicando vertiginosamente, creando gravi problemi igienici nelle abitazioni circostanti. «La situazione igienica qui intorno – continuano numerosi residenti – è disastrosa, è impossibile per noi contenere la presenza dei topi. Cerchiamo di difenderci in tutti i modi ma più di un tanto non si può fare». Ma anche rettili, di ogni dimensione, hanno eletto a propria dimora l’edificio sacro. E qualcuno racconta anche di presenze notturne di tutt’altra natura ma forse ancora meno rassicuranti. In definitiva, dunque, sarebbe l’ora che qualcuno muovesse un dito e anche qualcos’altro. C’è un patrimonio da salvare, e vista la situazione generale, non solo quello.
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