Toscana
Olivi schedati col loro Dna contro i falsi made in Italy
Il metodo utilizza la risonanza magnetica per stabilire l’origine dei prodotti e verrà applicato dalla Certified origins di cui fa parte Montalbano Agricola
VINCI. Un metodo scientifico che utilizza la risonanza magnetica per stabilire l’origine dell’olio toscano Igp e maremmano. È questo lo scopo di un progetto avviato dall’azienda maremmana Certified Origins Italia srl che, in collaborazione con l’università del Salento, intende sperimentare ed appunto certificare, attraverso una proceduta sofisticata, l’attribuzione dell’oliva - e quindi dell’olio - alla terra di origine. L’iniziativa, già sviluppata in alcune regioni italiane, ha dato ottimi risultati. Così l’opportunità di capire da dove provenga un prodotto, è stata colta dalla società maremmana nata dalla sinergia di tre imprese: Olma di Grosseto, Montalbano Agricola Alimentare di Vinci e l’americana Candor Ags. La Certified Origins, creata quattro anni fa e che ha sede in località Madonnino di Braccagni, ha come presidente Massimo Neri e rappresenta il punto di riferimento della regione Toscana per la commercializzazione dell’olio d’oliva ed extravergine d’oliva.
«Abbiamo deciso _ spiega Neri _ di stipulare una convenzione con l’università del Salento perchè la loro metodologia ci ha affascinato. Questa ci permetterà di determinare il Dna della pianta e di localizzarlo esattamente. Il percorso intrapreso è ormai necessario per stabilire la tracciabilità di un prodotto, in un periodo in cui spesso andiamo incontro al falso “made in Italy”. La sperimentazione _ illustrata dal professor Francesco Paolo Fanizzi dell’università del Salento _ comporterà alla società una spesa di circa 50 mila euro in ricerca, con l’impiego di numerose risorse umane. La procedura è all’avanguardia, si serve di un impianto-cisterna, di una “consolle” e di un computer per l’elaborazione dei dati per mezzo di analisi statistiche, e richiede una serie di passaggi: una volta spediti i campioni di foglie ai laboratori dell’ateneo, i tecnici li esaminano attraverso nuclei di campi magnetici che fungono da “spie” rivelatrici. Attraverso la radiofrequenza viene emessa ed irradiata energia verso un preciso nucleo che rappresenta una sorta di “fotografia”dei singoli atomi che, alla fine, permetteranno di stabilire l’esatta origine territoriale dei campioni considerati.
«Il metodo _ sottolinea Fanizzi _ comporta alcuni vantaggi, dal tempo breve di sperimentazione alla grande quantità di informazioni che ne scaturiscono. I risultati sono evidenti e permettono di risalire al Dna di ogni “cultivar” diviso per area di provenienza».
«Siamo nati _ prosegue il presidente _ come azienda di origine certificata e dichiarata del 100% di olio toscano e rappresentiamo l’80% di quello regionale, olio toscano Igp da noi prodotto e la nostra attività di esportazione, iniziata tre anni fa, è rivolta essenzialmente all’estero». Ed in piena crisi, che rischia di bloccare i mercati, la Certified Origins rappresenta un fiore all’occhiello nell’ambito dell’agroalimentare regionale e nazionale. «Questa sperimentazione - conclude Neri _ ci aiuterà a competere nel mercato estero».
Stefano Fabbroni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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