Il Tirreno

Empoli

Un anno e mezzo di attesa per l’assegno di invalidità

di Alessandro Marmugi
Un anno e mezzo di attesa per l’assegno di invalidità

Tante le proteste per la lentezza nel riconoscimento delle indennità Le associazioni: «Siamo tornati indietro con i tempi, il procedimento va snellito»

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EMPOLI. Percorsi burocratici interminabili, ritardi che si protraggono per mesi e mesi, viste di controllo per accertare patologie irreversibili che non potranno mai avere un’evoluzione positiva, con contemporanea sospensione dell’indennità. Per i malati ormai, ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile è diventa un ‘impresa e nel circondario Empolese-Valdelsa sono tantissime le persone che quotidianamente chiedono aiuto alle associazioni che offrono un supporto ai portatori di handicap, per salvarsi dalla morsa di una burocrazia lenta e farraginosa, che complica la vita a chi già di per se ogni giorno deve fare conti con gravi problemi di salute. Già, perché ci dovrebbero volere per legge 120 giorni, ma in media, nel circondario Empolese Valdelsa, dal momento della richiesta dell’invalidità alla chiusura dell’iter e dunque alla riscossione dell’indennizzo, trascorrono da un anno ( se si è particolarmente fortunati) a 18 mesi di attesa, passati tra visite, controvisite, carte bollate e verbali.

E, dato a dir poco preoccupante, la situazione peggiora di anno in anno, visto che secondo i dati nazionali riportati da Cittadinanzaattiva nel 2012 sia per essere convocati a prima visita, sia per ricevere a casa il verbale ci sono voluti in media due mesi in più rispetto al 2011. Tutto il procedimento che si deve fare per avere riconosciuta l’invalidità, lascia veramente di stucco e non solo per le dilatatissime tempistiche. Si parte con la visita del medico di famiglia e da qui viene inviata per via telematica la domanda all’Inps che successivamente rilascia una ricevuta contenente il protocollo e la data di presentazione della domanda. Con la ricevuta poi bisogna fare domanda ad un patronato che comunica i dati alla Asl che poi dopo circa 40 giorni chiama il diretto interessato per sottoporsi alla visita medica.

Effettuata questa la Usl invia il verbale della visita all’Inps, ma prima di ricevere il tutto a casa si devono attendere almeno due mesi nei quali si può essere sottoposti ad un ulteriore visita di controllo da parte di una commissione medica esterna. Il verbale, recapitato a casa, indicherà la percentuale di invalidità e la cifra di indennizzo stabilita. Ma non finisce qui: con lo stesso verbale bisogna ritornare nuovamente al patronato e fare richiesta di riscossione alla quale è necessario allegare una dichiarazione reddituale (in base alla percentuale di invalidità e al reddito è possibile che la pensione non sia neanche assegnata). Inviata la richiesta per via telematica non resta poi che aspettare l’arrivo del denaro.

Una vera odissea insomma, che dura , se va bene , un anno e che nell’Empolese ha gettato nello sconforto decine di persone che non possono far altro che rivolgersi alle associazioni che offrono un supporto ai disabili. «Siamo tornati indietro di vent’anni – spiega Giovanni Grazzini presidente dell’ Aias (Associazione nazionale assistenza spastici) di Empoli - ai tempi di attesa che c’erano nei primi anni Novanta, quando la competenza in questi ambiti non era dell’ Inps ma delle prefetture. Sono tantissime le persone che si rivolgono a noi in cerca di un aiuto, sfinite da questi iter burocratici che lasciano la gente in sospeso per mesi e mesi. Il procedimento andrebbe fortemente snellito, nella nostra zona in genere ci vogliono dai 15 ai 18 mesi dal momento della domanda all’ effettiva riscossione. In questo ultimo periodo ci si occupa sempre più spesso del problema dei falsi invalidi – prosegue Grazzini - che è un fenomeno molto grave ma che se rapportato al numero dei veri invalidi rappresenta solo lo 0,04 %. Per andare alla caccia di queste persone si spendono tantissimi soldi, che potrebbero essere risparmiati grazie a un riscontro efficiente effettuato attraverso le banche dati e che potrebbero essere spesi per aiutare i veri invalidi». «Per non parlare poi – conclude Grazzini - dell’enorme quantità di denaro che viene spesa per fare continui accertamenti su persone che sono gravemente handicappate dalla nascita, sulle quali mi sembra difficile avere dei dubbi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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