Il Tirreno

Empoli

Dal giudice per avere i soldi del figlio

Dal giudice per avere i soldi del figlio

Disavventura di una madre che non ha potuto riscuotere gli arretrati perché rispediti all’Inps

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EMPOLI. Burocrazia e invalidità due parole che purtroppo viaggiano a braccetto. Sono tantissime le persone che ne fanno le spese, proprio ieri un altro esempio che rende bene l’idea della situazione. « Ho incontrato una ragazza madre di Empoli – racconta Giovanni Grazzini - che ha un figlio di 13 anni con dei problemi, per questo la commissione medica per l'invalidità civile della Asl 11 ha riconosciuto l'indennità di frequenza a questo ragazzo. L ‘indennità di frequenza non è un vero e proprio riconoscimento d'invalidità civile, tant'è che non viene verbalizzato nessun punteggio invalidante, ma si riconosce una difficoltà psicologica o motoria la quale da diritto ad una indennità di 260 euro mensili per la frequenza scolastica o altre attività basate appunto sulle frequenze».

Fin qui tutto nella norma ma ecco puntuali spuntare i problemi. «Dopo circa tre anni – racconta Grazzini - nel mese di maggio sono arrivati dall' Inps i soldi, circa 3500 euro, alla posta centrale di Empoli, al nome del ragazzo con delega alla madre, ma la posta li ha rispediti all'Inps, a causa del fatto che il ragazzo,non aveva né un libretto né un conto corrente, e quindi la madre non poteva ritirare i soldi. La signora non può fare un libretto per il ragazzo ne alle poste né alla banca perché servirebbe l’autorizzazione del padre e adesso dovrà fare domanda al giudice tutelare, il quale presa visione della domanda in carta bollata da 8 euro e 75, giudicherà nei tempi e nei modi previsti dalla legge,vale a dire circa 3-4 mesi. «Il problema – prosegue Grazzini - è che la mamma è disoccupata,e di questi soldi ne avrebbe bisogno, tanto più che nel mese di settembre dovrà nuovamente rifare la domanda, e poi fare la ricerca degli arretrati. di quei 3500 euro ritornati nella casse dell'Inps». «Adesso ci rivolgeremo all’Inps di Firenze e al giudice tutelare – conclude Grazzini – ma qui il servizio che non ha funzionato è il patronato che al momento della domanda iniziale non ha informato il cittadino».

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