Sicurezza
Giovani in fuga dagli ordini e professionisti più poveri
Ciari: «Avvocati praticanti in calo». Torcini: «Commercialisti costretti a riscuotere anche dopo 3 anni». E Cinquini: «Tra gli architetti la concorrenza è spietata»
EMPOLI.
Precarietà, redditi ridotti all’osso e in alcuni casi anche la prospettiva di cancellarsi dall’albo perché gli obblighi sono troppo onerosi. E’ questo il mantra che centinaia di giovani professionisti anche nell’Empolese Valdelsa sono costretti a recitare giorno dopo giorno. Quello che fino a qualche decade fa era considerato una sorta di mondo dorato, fatto di valanghe di commissioni e parcelle da sogno, è solo un pallido ricordo. La realtà delle professioni nell’era della crisi parla tutt’altro linguaggio. Per capire cosa si intende, basta citare pochi dati forniti dall’Adepp (l’associazione degli enti previdenziali privati) nel suo rapporto: in un contesto in cui il reddito medio dei professionisti si è abbattuto del 20% in cinque anni, gli under 40 sono arrivati a guadagnare la metà rispetto ai colleghi più anziani, il 48,4% meno. E anche in zona i numeri si confermano gli stessi. Il primo tassello è ovviamente la più grave crisi economica dal dopoguerra. Insomma se è vero quello che dicono molti addetti ai lavori, cioè che i professionisti rappresentano il termometro delle aziende, le conclusioni sono facili da tirare.
Ma questo non basta a spiegare un declino che rischia di diventare deserto. «La situazione è sotto gli occhi di tutti – attacca Pierluigi Ciari, presidente degli avvocati della zona – ovviamente l’emergenza economica colpisce prima e con più forza proprio i giovani. Da una parte scontiamo una diminuzione del lavoro dal momento che il numero di aziende cala e anche i privati stanno molto attenti alle spese da effettuare. Dall’altra c’è un problema di concorrenza tra i professionisti che sta portando ad un pericoloso abbassamento nella qualità delle prestazioni perché lavorare per il minimo vuol dire inevitabilmente lavorare peggio. Senza contare che quella avvocatizia è la professione che sta presentando il conto più salato ai giovani, dal momento che la legge forense ha da poco posto come obbligatoria l’iscrizione alla cassa di categoria con un aggravio dei costi spesso insostenibile». «Attualmente nell’Empolese Valdelsa siamo 320 avvocati – prosegue – con un centinaio circa di praticanti. Tuttavia il numero è in calo rispetto al passato e a farne le spese sono più che mai gli under 35, che magari sono entrati da poco nella professione e in questo momento non riescono a farsi uno stipendio». Ma spesso il reddito è un problema anche quando il lavoro c’è. «Per noi la difficoltà maggiore è rappresentata dai tempi di riscossione – racconta Alessandro Torcini, referente di zona per i commercialisti – nella maggior parte dei casi si viene pagati dopo 2 o 3 anni. Questo si lega ad altre problematiche che stanno diventando strutturali e cioè la riduzione delle commesse e l’abbassamento dei compensi: moltissime aziende hanno esternalizzato la parte amministrativa e spesso il lavoro è stato caricato sulle spalle di giovani commercialisti costretti ad accettare condizioni un tempo impensabili. Non è un caso che dopo una crescita esponenziale degli associati nella zona negli anni ’90, adesso il numero si è stabilizzato a 300 e prevedo una diminuzione drastica».
Passando dalle toghe ai libri contabili, insomma, la realtà non cambia. Così come se si parla di progetti e infrastrutture. «Anche nella nostra professione il presente è fatto di giovani laureati che lavorano in condizioni da fame – afferma Antonio Cinquini, architetto empolese con un passato da assessore – e di una conseguente dequalificazione, dovuta sia alla situazione generale sia al complesso di norme che sono state varate negli ultimi anni. La più eclatante è proprio l’abolizione delle tariffe senza una reale riforma degli ordini: la concorrenza è sempre più spietata e il ribasso maggiore. Nel nostro caso a rimetterci sono le città stesse, che soffrono inevitabilmente di una progettazione non di qualità». Qui la crisi immobiliare sta giocando un ruolo drammatico. «In questi anni si sono scontrati due trend opposti – continua Cinquini – da una parte l’allargamento delle fila di iscritti all’albo (attualmente gli architetti nella zona sono circa 350, con un rapporto nella provincia di Firenze di 1 a 800) e dall’altra gli stenti patiti dal mercato del mattone: dal 2009 ad oggi i mutui rilasciati per l’acquisto di immobili sono diminuiti del 42%. Senza questi lavorare diventa davvero dura».
Marco Pagli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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