Sicurezza
Il cruccio? Non conoscere tutti i dipendenti
Il bilancio del direttore Eugenio Porfido che dopo cinque anni lascia Empoli per andare a Livorno
EMPOLI. Un’azienda con i conti in ordine. Che dall’analisi del MeS di Pisa risulta la terza per migliori risultati ottenuti in Toscana.Che paga a 60 giorni il 67% dei suoi fornitori. Che spende meno di molte altre aziende per i farmaci. Questi sono gli elementi sottolineati dal direttore generale Eugenio Porfido che all’inizio del mese prossimo lascia Empoli per andare a dirigere l’azienda sanitaria di Livorno. Un uomo schivo ma che in cinque anni ha ridisegnato il sistema sanitario del circondario riconvertendo i vari ospedali dopo l’apertura del nuovo San Giuseppe.
«Non abbiamo applicato la logica dei tagli lineari - ha detto il direttore - nonostante le risorse siano sempre più scarse. Abbiamo posto attenzione continua ai pazienti in un percorso di dialogo con professionisti, istituzioni e utenti. Sempre nel rispetto delle posizioni e con il confronto». «Tutti questi elementi - ha aggiunto - ci hanno permesso di arrivare dove siamo arrivati».
Fin qui i risultati raggiunti. Poi il direttore passa all’altra pagina, quella dei risultati che non è riuscito a ottenere. «Non sono riuscito a conoscere tutte le persone che lavorano per l’azienda - ha spiegato - persone ottime che avrei voluto conoscere per il loro impegno e capacità che hanno dimostrato. Mi rendo conto che incontrare 2.600 dipendenti sia complicato, spero comunque che loro abbiano avuto la possibilità di comprendermi».
E poi ha continuato con una riflessione più generale. E umana: «Decidere non è sempre facile - ha continuato - perché la decisione porta con sé una rinuncia. Noi abbiamo fatto le scelte pensando a cosa si rinunciava rispetto ai bisogni delle persone». E osserva: «Non è un lavoro facile il mio. È un ruolo che porta solitudine nell’assumere le decisioni».
E poi l’ultimo capitolo del suo congedo con la città l’ha dedicato all’ospedale di Castelfiorentino ribadendo ancora una volta di aver scelto in solitudine . «L’unica lettura possibile era quella che l’azienda ha dato - ha spiegato il direttore - alla chiusura delle degenza non c’era alternativa. Questo poi in attesa di nuove soluzioni che non competono all’azienda». «Vado nell’altra azienda senza portarmi nessuno - ha concluso -anche se questo desiderio l’avrei perché ho lavorato con professionisti di grandi capacità».(l.a.)
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