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A rischio 250 posti di lavoro

A rischio 250 posti di lavoro

L’allarme della Cgil: «Valdelsa sull’orlo del baratro: Asev e Comuni investano sulla formazione»

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EMPOLI. Duecentocinquanta posti di lavoro che rischiano di andare in fumo nei prossimi sei mesi. Aziende sull’orlo del baratro che cercano di resistere, altre che si arrendono e chiudono i battenti. La Valdelsa è in ginocchio. Rischia di morire insieme al suo “tesoro”: quella professionalità, quella capacità manufatturiera che era il vanto di questa terra e che rischia di trasformarsi in un lusso inutile. È la fotografia impietosa scattata da Giuseppe Dentato e Silvia Mozzorecchi della Filctem Cgil: «Il settore moda sta andando a picco».

Appesi a un filo. L’emorragia sembra non avere fine. La L.Pucci di Castelfiorentino conta 49 dipendenti, quasi tutte donne. Un tempo era leader nella produzione di gonne e pantaloni. Terminata un anno di cassa integrazione ordinaria, dalla metà di giugno scatterà quella straordinaria per crisi. Un anno di ossigeno, poi si vedrà.

Piccoli e deboli. Poi ci sono le realtà più piccole, che rischiano di essere spazzate via. Il Calzaturificio Rambo di Gambassi Terme ha aperto la procedura di cassa integrazione per un anno, fino al 14 maggio 2014. Per tutti i quindici dipendenti: «L’azienda non vuole chiudere – assicura Silvia Mozzorecchi, ma è in crisi finanziaria e gli ordini latitano. Devono cercare di riorganizzarsi, guardare a nuovi prodotti e nuovi mercati, per cercare di restare a galla».

Addio ballerine. La Gima di Certaldo lavora per conto terzi anche per aziende della Lucchesia e del Pistoiese. Le “ballerine” sono un suo cavallo di battaglia. Ma ormai si producono in altre zone del mondo (Cina, India, Albania e così via), dove il costo del lavoro è nettamente inferiore. E chi si era specializzato su questo tipo di prodotti ora non ha futuro: «Abbiamo un incontro a giorni coi vertici dell’azienda – spiega Dentato – ma non è escluso che possa chiudere». E sarebbe un incubo per i suoi venti dipendenti.

Il quadro. Queste aziende sono soltanto le punte di un iceberg. Se chiudono i battenti, altre che lavorano, anche o soltanto, per loro, faranno altrettante. Senza poi dimenticare il destino incerto del mondo delle micro-imprese o tutte quelle ditte che dovranno necessariamente ridurre gli organici: «È questo quadro – sottolinea Dentato – che mi porta a dire che ci sono 250 posti di lavoro a rischio da ora alla fine del 2013, al massimo all’inizio del 2014».

La chiave. Per restare a galla, secondo la Cgil, il territorio deve fare squadra: «Dobbiamo salvaguardare le grandi professionalità che ci sono all’interno di queste aziende: altrimenti si rischia, una volta finita la crisi, di dover andare altrove per realizzare certi prodotti, perché qui non c’è più nessuno che li sa fare». Secondo la Filctem in questo quadro diventa fondamentale l’investimento in formazione: «Facciamo appello all’Asev e ai sindaci, affinché non disperdano le poche risorse che hanno a disposizione: individuiamo insieme quali sono le professionalità da salvaguardare e cerchiamo di formare e aggiornare il personale di conseguenza: non sempre questo è successo. E allo stesso tempo – concludono Mozzorecchi e Dentato – serve uno scatto d’orgoglio degli imprenditori, che devono investire sulla qualità».

Francesco Turchi

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