Il dolore
Meglio Empoli di Firenze capitale
Col Regno tanti onorevoli scelsero d'abitare in zone tranquille
EMPOLI. Leggendo con attenzione l'opera "Empoli e il suo avvenire" scritta nel 1869 da Francesco Carega, un valente agronomo livornese, che aveva partecipato ai moti risorgimentali ed era divenuto deputato, nel 1860, nonché consulente del governo del Regno dopo il 1865, vi si scorgono intuizioni sul futuro della città a dir poco strabilianti e, considerando l'epoca in cui sono state scritte, c'è da sorprendersi del fatto che nessuno le abbia nemmeno prese in considerazione. Alcune sono attualissime. Carega, al tempo di Firenze capitale, data anche la vicinanza e la facile raggiungibilità della zona empolese, al pari di molti fra i collaboratori nel governo e tanti onorevoli, pensò bene di albergare nelle tranquille terre circostanti la città, stabilendo la sua residenza nella Villa Bellosguardo di Spicchio. «Perché non credere, oltre alla utilità propria degli empolesi e dei vicini, che molti padri e molte madri anco di fuori preferirebbero per mille conti mandare e forse accompagnare a studio in Empoli i loro figli»". A favore dell'istituzione di una sezione di istituto agrario empolese: «Il carattere predominantemente agricolo di questa popolazione, già assuefatta ad apprezzare i benefizi di consimile insegnamento dalle cure che vi spese il Ridolfi e per propria iniziativa e quando secondò l'invito dell'Accademia Economica, in seno alla quale professò nel 1857-58 un corso biennale, frequentatissimo allora e desiderato tuttavia, dal quale prese forma il miglior libro del genere che oggi possegga l'Italia». Attualità piena, proposta per l'oggi.
Paolo Santini
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