Finanza
La città cambia e servono più asili
Ma nel 1973 il Ministero ne autorizza solo due: a Cappiano e Pinete
FUCECCHIO. Lo sviluppo del lavoro e delle nascite, negli anni Settanta, colse di sorpresa l'amministrazione civica. «La caratteristica sociale del Comune è quella che vede le donne, non meno degli uomini, impegnate nella produzione all'interno e all'esterno della fabbrica» si legge nel Notiziario del Comune. Con anche la proposta di cambiare l'orario della scuola materna, perché non risolve il problema delle lavoratrici madri: che devono recarsi al lavoro entro le 8 del mattino per tornare dopo le 18 del pomeriggio, mentre i ragazzi entrano a scuola alla 8,30-9 e restituiti alle 16,30-17.
L'anno precedente (1972) hanno funzionato soltanto 3 sezioni: 2 a Torre (villa Papini), dove erano stati ospitati i bambini di Torre, Massarella, e parte del capoluogo. E una a San Pierino, per la frazione d'Oltrarno. Mentre in tutto il territorio fucecchiese vi erano circa 1.600 ragazzi che avrebbero dovuto frequentare la scuola materna. E non essere abbandonati a se stessi, oppure lasciati in parcheggio in un qualsiasi ambiente.
Il piano predisposto dall'amministrazione civica, al momento presieduta del sindaco Livio Nieri, in collaborazione con la commissione per la scuola, prevede l'urgente funzionamento di almeno 12 sezioni, capaci di ospitare 360 ragazzi in età tra i 3 e i 6 anni.
Così il Comune per l'anno 1973-74 chiede, in aggiunta alle 3 sezioni, di aprirne altre 5 nuove: 2 a Fucecchio, 2 a Ponte a Cappiano (ex villa Opera Pia) e 1 per Pinete. Ma il Ministero ne autorizza soltanto 2, una sezione a Ponte a Cappiano e l'altra a Pinete. (l.g.)
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