Il Tirreno

Empoli

Il fucecchiese Pernice attore versatile recitò coi mostri sacri

di Riccardo Cardellicchio

Partito per Milano con l'idea di fare il grafico pubblicitario si trovò a recitare con le star del teatro ed ebbe successo

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FUCECCHIO. Era nato a Maderno, sul Lago di Garda, ma si considerava fucecchiese doc. A Fucecchio, era arrivato ragazzo, nel 1939, al seguito della famiglia. Poi, a Milano, patria dei suoi genitori, era andato per fare il grafico, quindi aveva preso anche un'altra strada, che era diventata la principale, seguendo il richiamo della recitazione. Molti ricorderanno Gino (Luigi) Pernice nel ruolo del sindacalista nel film "La classe operaia va in Paradiso", regista Elio Petri, anno 1971. Bella interpretazione. Come, del resto, le altre, oltre che al cinema anche in teatro, radio e tv. Un'attività intensa. E il suo nome meriterebbe maggiore considerazione localmente.

Nato il 6 maggio 1927, è morto il 25 aprile 1997, a Roma, dopo una lunga malattia che l'aveva infermato nella parte destra e privato della parola. L'ictus era arrivato mentre stava recitando, accanto ad Andrea Giordana e Ivana Monti, nell'ennesima replica di "Due dozzine di rose scarlatte", commedia degli equivoci scritta nel 1936 da Aldo De Benedetti. Ma la sua forza di volontà, sollecitato dalla moglie Nadia, lo aveva portato a usare la sinistra, con cui era riuscito a disegnare e dipingere, usando il pennarello, opere esposte e apprezzate dalla critica. Renzo Vespignani, per esempio, scrisse, nella presentazione, nel giugno 1993, della personale di Pernice, "Il teatro dei segni": «Attenzione, dunque, a non confondere la semplicità dei disegni col semplicismo: alla loro estrema e struggente nitidezza, corrisponde, invece, un'oscura inquietudine, un malessere tanto più profondo quanto più nascosto; quasi un messaggio misterioso, caduto tra noi da un mondo contiguo ma impenetrabile». Pernice, nel 1952, si diploma ai Filarmonici di Milano. Debutta a Bolzano nel "Carrozzone" di Piccoli. Poi è a Genova, allo Stabile. Quindi al Teatro di Roma, sotto la direzione di Enriquez, con la Morriconi, nella "Bisbetica domata". Infine, eccolo diretto da Besson in "L'anima buona di Sezuan". Ma a farlo conoscere al grande pubblico, è il ruolo di Tobia nella "Dodicesima notte" di Shakespeare, con la "Compagnia dei Giovani", coi mostri sacri Romolo Valli, Giorgio De Lullo, Rossella Falk, Tino Buazzelli e Anna Maria Guarnieri. Che lo vogliono anche in "Sei personaggi in cerca d'autore" di Pirandello. Poi lo vogliono Lina Morelli e Paolo Stoppa in "D'amore si muore", di Giuseppe Patroni Griffi, che ne è anche il regista. Gli impegni sono numerosi. Ma trova il tempo di sposarsi. Lo fa con Nadia Scarpitta, attrice, appartenente a una famiglia di pittori famosi. Il debutto di Nadia, nel cinema, è del 1957, in "Guendalina" di Alberto Lattuada, cui fanno seguito "Sette canzoni per sette sorelle" di Massimo Girolami, "Il ragazzo che sapeva amare", "John il bastardo". Ultima apparizione, nel 1974, in "Identik" di Giuseppe Patroni Griffi, con Elisabeth Taylor.

Dall'unione di Gino e Nadia nascono tre figli: Tommaso (1965, anno del matrimonio) e Davide (1975). Tra loro, un altro fratello, morto a tre mesi.

Nel 1991, a Pernice viene assegnato il Premio Sciacca per un attore non protagonista. Nella motivazione, si legge: «La sua figura elegante, il suo garbo, il suo carattere giocoso ne hanno fatto un interprete versatile capace anche di ruoli drammatici». Il 1991 è anche l'anno del grande successo del balbuziente in "Due dozzine di rose scarlatte", che arriva al Verdi di Santa Croce sull'Arno.

Luciano Gianfranceschi lo intervista per questo giornale. Risponde che si sente fucecchiese. Perché a Fucecchio si è formato. Amici, tra gli altri: Bepi Nieri, Giorgio Lotti, Spartaco Gozzi, Giancarlo Baracchino. Tanta nostalgia, in particolare del giardino della fattoria Bombicci-Pontelli, in corso Matteotti: com'era quando ci andava con l'amico Calosi, a far progetti. Dice che quello, in pratica, è il suo giardino dei Finzi-Contini. Nostalgia della sua casa per la via del Ponte, che era dove ora è l'istituto Checchi. Nostalgia delle scuole a Pontedera e Pisa. Poi il no deciso alla proposta del padre di aiutarlo nello scatolificio, situato in viale Buozzi. Poi la partenza per Milano, con l'intenzione di fare il grafico pubblicitario, che gli dà subito di che vivere, e gli consente, la sera, di frequentare la scuola di recitazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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