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QUEL DIFFICILE RAPPORTO CON SE STESSI
di NICOLA ARTICO Chi studia le dinamiche e le statistiche dei suicidi o tentati suicidi in adolescenza, fenomeno purtroppo noto e certo di non facile comprensione, sa che deve fare i conti con almeno...
di NICOLA ARTICO
Chi studia le dinamiche e le statistiche dei suicidi o tentati suicidi in adolescenza, fenomeno purtroppo noto e certo di non facile comprensione, sa che deve fare i conti con almeno tre variabili.
La prima è una quasi connaturata impulsività, tipica dell’età e dell’apparato psichico, fin nelle sue basi biologiche, che attraversa i meccanismi mentali di quasi tutti gli adolescenti. Osare, prendere dei rischi, agire d’impulso, è favorito in questa età proprio perché il ragazzo deve esplorare il mondo. Conoscerlo, avventurarsi. Prendere misura di sé, prima di diventare adulto.
La seconda è il rapporto con il proprio corpo. Il corpo che cresce, che cambia, non è percepito del tutto come una cosa totalmente integrata con la psiche, con la propria vita. Ci sono adolescenti, di entrambi i sessi, nel caso delle femmine per esempio le ragazzine anoressiche, che sembrano vivere più “accanto” al loro corpo, piuttosto che dentro. In questa accezione il corpo si può anche maltrattare, ci si può tagliare, si può provare a ucciderlo senza, direttamente, pensare di uccidersi.
Il terzo aspetto è l’idea che i ragazzi che provano ad uccidersi spesso poi rivelano: che pensavano di darsi la morte, d’impulso, ma lasciando – da qualche parte dentro di sé – una speranza alla vita. Così quando i giovani che tentano il suicidio, spesso lo fanno con i genitori in casa. O lasciano biglietti, tracce del loro progetto. Vogliono morire, ma da qualche parte, dentro di sé, vogliono anche essere trovati.
Purtroppo, l’arrivo di una frustrazione inattesa, o ritenuta troppo grande da affrontare, se allinea contemporaneamente tutte e tre queste dimensioni, può far sì che un evento solo possibile diventi un fatto agito. Per il resto, capire cosa possa essersi mosso nell’animo di questo giovanissimo ragazzo, è tema complesso. Tante e varie possono essere le emozioni e le ragioni che muovono e battagliano, a questa età, dentro il proprio piccolo “parlamento” interiore. Speriamo che ci sia il tempo di capirlo, di farsi tante domande. Domande che, in linea di massima, devono farsi tutti gli attori sociali che ruotano intorno a questi ragazzi. E che sicuramente si faranno.
Non dovremmo mai scordarci di ripetere che i ragazzi, la loro salute, le loro caratteristiche non dovrebbero interessare solo i genitori. Dovrebbero interessare tutta la loro rete di relazioni, di affetti, di scambi, di timori e di desideri che chiamiamo società.
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