La protesta
I piedi nel vuoto, le grida di quella mamma
L’angoscia del passante che ha liberato l’adolescente: sono riuscito a tirarlo giù, ora deve farcela
EMPOLI. «Sono stato efficiente. Ma finché non saprò se sono stato anche efficace, non mi va di passare da eroe. Ora conta soltanto la vita del ragazzino». Che se è vivo – seppur in gravissime condizioni – lo deve a un quarantenne che vive in un comune del Valdarno inferiore e che proprio ieri, intorno alle 14.30, si è ritrovato per caso a pochi metri dall’abitazione dove il tredicenne ha tentato di uccidersi.
«Avevo appena parcheggiato l’auto – racconta l’uomo –. Sono sceso e mi sono messo a consultare alcuni documenti, quando ho sentito delle grida disperate di una donna che chiedeva aiuto. Vicino a me c’era anche una signora che vive lì. Insieme abbiamo cercato di capire da dove provenisse quella voce. Ma ci sono voluti alcuni secondi». In quei momenti il quarantenne e la vicina erano animati dal desiderio di aiutare una persona sicuramente in grave difficoltà, ma erano anche frenati dalla paura: «Non sapevo che cosa ci saremmo ritrovati di fronte. Ogni giorno si sentono raccontare fatti di cronaca terribili. E infatti, una volta individuata la casa, sono entrato quasi con un po’ di titubanza, perché mi aspettavo che qualcuno mi venisse incontro, invece non vedevo nessuno. Poi, salite le scale, arrivato fino al balcone, mi sono ritrovato di fronte un ragazzino appeso per il collo a una trave del gazebo e la mamma disperata che cercava di salvargli la vita. Lo teneva per le gambe, ma non aveva la forza per allentare la pressione della catena». E qui è stata decisiva la freddezza del quarantenne, che vive nella zona del Cuoio: «Ho infilato la mia testa tra le sue gambe, in modo da alzarlo. Poi con le mani sono riuscito a staccare la catena dalla trave del gazebo. L’ho disteso per terra e gli ho praticato il massaggio cardiaco e la respirazione artificiale. Dove ho imparato? In passato ho fatto il volontario in un’associazione e ho frequentato un corso di primo soccorso. Per fortuna tutte quelle cose mi sono tornate in mente in un attimo. E ho fatto il possibile. Sinceramente quando l’ho visto pensavo fosse spacciato. Poi i soccorritori sono arrivati in tempi molto rapidi e quando l’hanno portato via il suo cuore batteva. Ora spero nel miracolo». (f.t.)
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