Sicurezza
Cristian, pastore a 35 anni «Il gregge è la mia libertà»
La storia di Visintin che ha deciso di dedicare la sua vita all’attività di famiglia «Pochi giovani fanno questo mestiere? Servono passione e voglia di sacrificarsi»
FUCECCHIO. Una scelta di vita. Abbracciare la pastorizia all'età di vent’anni, abbandonando i privilegi dei ragazzi a quell'età. Cristian Visintin ora ha trentacinque anni e tutt'oggi trascorre le giornate tra i suoi greggi e il piccolo caseificio casalingo, alzandosi all'alba e andando a letto molto tardi, solo dover essersi assicurato che tutto è a posto. Visintin è un sanpierinese, la sua famiglia ha origini venete.
Dal padre ha appreso i segreti di questo mestiere "in via d'estinzione", di cui parla con naturalezza: «Nel 1996 - racconta - quando abbiamo iniziato avevamo solo venti pecore, ora ne abbiamo 320 di razza massese. Andavo insieme a mio padre quando portava il gregge a pascolare, mi è sempre piaciuto».
Non una forzatura, insomma, bensì un passaggio di consegne tra padre (che ancora lavora con lui) e figlio, vissuto con totale tranquillità.
Ma quali sono le motivazioni che hanno spinto il giovane Visintin a fare questa scelta? «Io - precisa - lo vedo come un mestiere per certi versi normali. Certo è che, con i giovani di oggi, è difficile che qualcuno si cimenti in questa professione. C'è poca disposizione al sacrificio. Ci vuole tanta passione per fare il pastore, ce lo devi avere nel sangue, sono una sorta di predestinato».
La giornata di lavoro inizia presto e spesso non ci sono pause, le pecore non conoscono stanchezza: «All'alba - continua - sono già in piedi. Vado a fare mercatini e quando torno mi dedico al mio gregge, finendo di lavorare spesso tardissimo. Il problema è che quando lavoro c'è sempre troppo poco tempo a disposizione, non mi bastano le ore».
A sentirlo parlare pare di confrontarsi con una mosca bianca, un ragazzo ormai uomo che mette al primissimo posto il lavoro e non va a dormire finché non ha sistemato tutto. Le giornate, però, soprattutto quando si trova al pascolo, sono difficili da affrontare: «Leggo un libro, ascolto la radio, mi diletto col computer e soprattutto cammino, cammino e cammino. Le ore passano lentamente ma d'altra parte in quei frangenti mi sento liberissimo, nessuno mi disturba. Ho la compagnia del mio cane pastore, con cui trascorro gran parte della giornata».
Poi, due volte l'anno, arriva il momento della tosatura, prima dell'estate e a settembre.
Tutto perché, come spiega Cristian, il caldo fa soffrire questi animali quando hanno ancora la "pelliccia" addosso: «La perdono da soli ma così facendo noi li aiutiamo a passare meglio l'estate». La lana, inoltre, diventa merce pregiata anche se qui Visintin non è molto d'accordo: «La lana - sottolinea - la buttiamo, perché nessuno la vuole nemmeno se la regaliamo. Non è questa la nostra fonte di guadagno». Dopo il tanto lavoro di preparazione, infatti, arriva il momento di raccogliere i frutti: «Facciamo formaggio pecorino - precisa - con latte crudo. È una lavorazione differente e difficile ma la qualità è molto alta. Non abbiamo numeri da caseificio industriale ma quel che riusciamo a produrre ci viene riconosciuto per la sua prelibatezza. Purtroppo - conclude - questo mestiere è destinato a morire, è rimasta la mia azienda e poco altro nella zona e noi, con tutti gli sforzi che facciamo, riusciamo a far pari o poco di più. Una volta, invece, si guadagnava».
Mentre Cristian parla, suo padre Gianni lo ascolta con orgoglio, poi interviene: «Già da piccolo - racconta sorridendo ma con orgoglio - spariva e noi lo ritrovavamo sempre nella stalla con le mucche. Da quando ha preso il mio posto mai una volta ho dovuto riprenderlo o correggerlo sulle metodiche di lavoro».
Questa è la storia di Cristian Visintin, trentacinque anni sanpierinese, pastore per scelta.
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