Sicurezza
Le piogge e i depuratori contro il Padule
FUCECCHIO. Il Padule di Fucecchio ha chi lo ama intensamente e combatte in sua difesa, senza stancarsi. Uno è Bruno Montanelli, che abita a Stabbia e, ogni giorno, lo percorre in lungo e in largo,...
FUCECCHIO. Il Padule di Fucecchio ha chi lo ama intensamente e combatte in sua difesa, senza stancarsi. Uno è Bruno Montanelli, che abita a Stabbia e, ogni giorno, lo percorre in lungo e in largo, annota le ferite, prodotte soprattutto dall'uomo, mi telefona, eppoi mi scrive. Come questa volta. Le piogge di marzo e aprile hanno provocato una bella piena, che ha messo in risalto «lo stato di precaria e cattiva manutenzione». In particolare, ha confermato il pessimo funzionamento (dovuto alla cattiva gestione?) dei numerosi depuratori della zona. «Riversano - afferma Montanelli - liquame lurido e inquinato, che va a mescolarsi con l'acqua piovana, diffondendosi e disperdendosi ovunque».
In pratica, fiumi e rii finiscono, con le loro acque inquinate, nell'area palustre, e impoveriscono il terreno. Che, assorbite quelle acque, diventa arido, sterile. La situazione è evidente, anche a un non esperto, dal cantone del bosco di Chiusi fino al ponte sul canale Maestro, detto del Faini. Bruno si chiede quanto durerà ancora questa situazione, quando si potranno avere nuovamente acque limpide in Padule. Difficile, se non impossibile rispondere. Non credo che gli risolva i problemi l'operazione Tubone. Anzi, sono convinto che gliene creerà ben altri, fino a metterne in discussione l'esistenza. Montanelli si lascia andare a un sogno: quello «di rivedere il Padule pulito, percepirne i profumi antichi e poterlo sfruttare sia a livello economico sia a livello sportivo». Pensa alla pesca, a quando il Padule riusciva a offrire pesce pregiato alla Toscana intera.
Riccardo Cardellicchio
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google