Sicurezza
Dante Moriani il fucecchiese battuto a Campanile Sera
Nel 1960 gareggiò per San Miniato contro Mondovì «Tirai i rigori non in un campo sportivo, ma in una piazza»
FUCECCHIO. Un modo di dire, ogni volta che qualcuno dimostra di sapere poco o niente, è questo: "O che sei di San Miniato?". Derivazione da un cartello che nell'autunno 1960 fu affisso nottetempo nella frazione San Miniato Basso, nel quale si leggeva: "Se sai, sai, e se un sai, sei... di San Miniato", attribuito a qualche fucecchiese. Perché questo sarcasmo, ben oltre l'ironia? Perché San Miniato aveva partecipato a Campanile Sera, sfida televisiva di varia cultura e di calcio giocato, perdendo di brutto.
Una prova consisteva nel tirare i calci di rigore, la mezz'ala Dante Moriani, a Milano, contro il portiere del Mondovì (riserva, Giovanni Terreni; accompagnatore Romanello Telleschi). E invece il centravanti del Mondovì, contro il portiere sanmniatese Galliano Martini.
Rievoca Moriani, 83 anni ben portati, facendo finalmente chiarezza sull'accaduto: «Ero rigorista già quando giocavo nel Fucecchio. Ma mi trovai a tirare i rigori, quella sera, non in un campo sportivo, bensì in una piazza a Milano. La zona di gara era transennata, non avevo alle spalle nemmeno lo spazio per prendere un po' di rincorsa. Segnai il primo gol, poi andai in difficoltà: non potevo nemmeno fintare. In tali condizioni è facile sbagliare». La gente davanti al piccolo schermo, in bianco e nero - c'ero anch'io, adolescente - pensò che il pallone, o la porta, fossero stregati. Qualcuno disse che, per i calci di rigore, essersi affidati a un fucecchiese... Ma Dante Moriani ride a queste parole, con gli occhi rivive l'accaduto, e aggiunge: «Poi andò via la luce, con grande rammarico dei presentatori Enza Sampò ed Enzo Tortora. Fu un'interruzione che m'innervosì parecchio».
Gira voce che il Mondovì barò. «Di sicuro, il suo portiere fu portato al campo sportivo di San Miniato Alto, come si diceva allora, e quindi era pienamente a proprio agio. L'ubicazione era nel retro dell'attuale Istituto Tecnico Cattaneo. Poi si seppe anche che era addirittura il secondo portiere del Torino, ingaggiato quando a Mondovì avevano saputo di essere stati accettati alla sfida di Campanile Sera». Andò così che vinsero la prova i piemontesi. Anzi, fecero cappotto, risultato finale fu 10-0. Eppure nella città della rocca c'erano già, da tempo, le scuole superiori, quando si svolse la trasmissione televisiva Campanile Sera. Il piccolo schermo era davvero tale, la trasmissione in bianco e nero, e chi ancora non aveva il televisore in casa - la maggioranza - andava al bar dove erano apposite salette, in cui la consumazione era obbligatoria per gli adulti, un caffè. La programmazione avveniva sul primo (e unico) canale. Presentatore il già mitico Mike Buongiorno, coadiuvato oltre che da Enza Sampò ed Enzo Tortora, anche da Renato Tagliani che era a San Miniato.
Con l'azzeccata trasmissione, la sfida con i rintocchi del campanile - fino allora riservata ai derby di calcio - si allargò a tutt'Italia. A San Miniato il quartier generale fu allestito ai Loggiati di San Domenico, dove spiccava una scritta, probabilmente opera del professor Dilvo Lotti, già pittore conosciuto: «San Miniato delle Risorse saluta il dolce Mondovì ridente», in cui il dotto insegnante ricordava che il poeta Giosuè Carducci aveva scritto in prosa "Le risorse di San Miniato", e in versi "Piemonte" in cui viene menzionato Mondovì. La commissione di esperti - come ha ricostruito il gruppo "Smartarc San Miniato Arte e Architettura", blog di riferimento di un gruppo di appassionati alla storia, alle tradizioni, alle forme artistiche e architettoniche, dunque alla cultura del territorio - era insediata presso la biblioteca comunale, il seminario vescovile, l'abitazione dell'avvocato Giuseppe Grazzini, presidente dell'Istituto del dramma popolare, e nella casa del commendator Lami.
Conclude Dante Moriani. «Avevo all'epoca 33 anni, era l'ultimo anno di carriera calcistica. Nell'ultima decisiva partita segnai il gol partita contro il Castelnuovo Garfagnana. Vincemmo il campionato di 2.a categoria 1960/61, e fummo promossi. Volevano confermarmi, almeno come allenatore, ma avevo iniziato l'attività di imprenditore calzaturiere e intendevo dedicarmi a tempo pieno al lavoro». Un gran bel riscatto personale, il suo.
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