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Empoli

Quel sogno nato da un tremendo incubo

Quel sogno nato da un tremendo incubo

Il 14 ottobre l'Empoli perse in casa contro l'Ascoli e l'esonero di Sarri sembrava scontato, invece la società decise per la conferma e dalla settimana successiva è iniziata la grande rincorsa

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Una rincorsa di 7 mesi e spiccioli, una cavalcata condita da tante imprese memorabili e poche incertezze. L'Empoli continua a coltivare il suo grade sogno, insomma. Ma, dopo tante settimane, forse è bene ricordare che tutto è cominciato in un panorama decisamente diverso: da un incubo.

Era il 14 ottobre scorso e l'Empoli, che nelle prime 8 giornate di campionato aveva messo in insieme la miseria di 4 punti (ma la classifica ne contava appena 3 a causa della penalizzazione poi cancellata dal Tnas), giocava in casa contro l'Ascoli. Sembrava già una gara da fuori o dentro contro quella che avrebbe dovuto essere un avversaria diretta nella lotta per la salvezza, l'obiettivo stagionale. I bianconeri vinsero 3-0 al Castellani facendo precipitare gli azzurri nel baratro. Alla fine di quella partita la testa di Maurizio Sarri sembrava già pronta per essere servita su un piatto d'argento.

Si parlava di un possibile ritorno di Aglietti (allora ancora a spasso per i campi di mezza Italia) di una "promozione" del vice Martusciello. E, invece, la società fu subito chiara: Sarri non si tocca. Lo annunciò il presidente Corsi, lo ribadì il ds Carli. Non una conferma di facciata, ma una presa di posizione seria, convinta. Nonostante i risultati, infatti, Sarri si era fatto apprezzare per il lavoro quotidiano sul campo e, soprattutto, anche in quei giorni bui aveva il gruppo - tutto il gruppo - dalla sua parte.

Da lì, da quella conferma così insolita nel mondo del calcio (soprattutto quello italiano, abituato a cambiare allenatori per molto meno) è nato un nuovo Empoli. Quello che, la settimana successiva, iniziò a correre: 3-0 in casa della Virtus Lanciano (prima delle 11 vittorie in trasferta di questa incredibile stagione) con gli squilli di Maccarone, Saponara e Signorelli. Una partita determinante, questa, per tanti motivi.

Dopo essere passato dal 4-4-1-1 al 3-4-1-2, infatti, Sarri scelse quello che sarebbero poi diventato il marchio di fabbrica: il modulo 4-3-1-2. Ripescò Bassi fra i pali, s'invento Croce nel ruolo di interno di centrocampo e, in corso d'opera, scoprì altri due talenti puri: Regini schierato nel ruolo di difensore centrale (e non più da terzino sinistro) e il baby Hysaj, classe 1994, sulla corsia mancina. Boom: un'esplosione, un'esplosione azzurra.

Già, perché la settimana successiva l'Empoli piegò il Modena ottenendo il primo acuto al Castellani e, nel turno infrasettimanale, vinse una partita da fantascienza a Bari: dal 2-0 di fine primo tempo al 2-3 marchiato da Tonelli nel finale. La salvezza, da lì in poi, è diventata più vicina giorno dopo giorno. Sarri e i suoi non hanno smesso di parlarne fino ai 50 punti. Poi hanno tentato un altra impresa impossibile: contenere entro i 9 punti lo svantaggio sulle tre fortissime big: Livorno, Sassuolo e Verona. Altra impresa riuscita.

Ora manca la più importante e la più difficile. Ma farci un pensierino è lecito.

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