Il dolore
Ottanta lavoratori precari in meno per Comuni e Asl
I loro contratti sono in scadenza ma con i vincoli imposti dalla finanza pubblica gli enti e l’azienda sanitaria non potranno fare stabilizzazioni o nuove assunzioni
EMPOLI. Alle decisioni che verranno prese di qui a pochi mesi sui precari della pubblica amministrazione sono legati circa ottanta dipendenti nell’Empolese Valdelsa. Lavoratori dei Comuni, dell’Unione e dell’Asl che hanno un contratto a tempo determinato e che nei prossimi mesi andranno in scadenza. In particolare saranno una trentina, tutti dipendenti delle amministrazioni comunali dell’area, quelli che cesseranno la loro attività entro il 31 luglio prossimo. Mentre altri otto, lavoratori dell’Unione che operano nel settore formazione-lavoro e nella fattispecie nei centri per l’impiego territoriali, rimarranno senza un lavoro alla fine di quest’anno.
I restanti quaranta, invece, dovrebbero cessare la loro attività durante il prossimo anno. Una situazione difficile su cui però il nuovo governo ha assicurato di voler lavorare con decisione. Ma che allo stesso tempo presenta delle criticità non da poco, visti i vincoli imposti alla finanza pubblica e alla gabbia normativa e di spesa nella quale sono costretti a muoversi gli enti locali. Una situazione che sul territorio, oltre alla prospettiva della perdita del posto per decine di lavoratori, potrebbe portare a disagi non da poco per i servizi offerti dalle amministrazioni.
«I numeri, in seguito alle stabilizzazioni avvenute con il governo Prodi, possono sembrare non eccezionalmente alti – attacca Alessandro Giorgetti, della Funzione pubblica Cgil di zona – ma non è così e le ricadute saranno sicuramente pesanti. Prima di tutto per i dipendenti, i quali si trovano nella condizione di non poter più avere rinnovi contrattuali perché hanno esaurito 36 mesi di attività e che si troverebbero senza occupazione da un giorno all’altro. E poi per gli enti stessi che perderanno una buona fetta di forza lavoro necessaria a far funzionare i servizi». Per quanto riguarda gli undici Comuni, su un totale di 950 dipendenti, quelli che andranno in scadenza di qui a un anno sono oltre cinquanta. Stando così le cose, non è difficile immaginare quali potrebbero essere le ripercussioni. «Bisogna pensare – prosegue Giorgetti – che la maggior parte degli enti non potrà effettuare nuove assunzioni a causa dei vincoli di spesa e con la cessazione dei contratti a termine si avrebbe una riduzione di organico con una mole di lavoro che quanto meno rimane la stessa di sempre, se addirittura non aumenta con gli effetti della crisi per le famiglie e i lavoratori».
Ad oggi l’ipotesi più plausibile è quella di una proroga di tutti i contratti fino alla fine dell’anno per dare tempo all’esecutivo di trovare una soluzione che risolva il problema. Su quest’ultima poi sarebbe giocata la partita più importante tra sindacati e controparte, in questo caso l’amministrazione pubblica dello Stato. Come detto, ad oggi nell’area i primi ad andare in scadenza sono circa trenta. Si tratta di lavoratori in forza alle amministrazioni comunali che avrebbero dovuto cessare l’attività tra la fine del 2012 e i primi mesi di quest’anno e che grazie ad un accordo sindacale stipulato a livello locale hanno potuto beneficiare di un allungamento fino alla fine di luglio prossimo. Mentre entro la fine del 2013 verrà al pettine il nodo più complesso, che potrebbe fare collassare un servizio fondamentale come quello del collocamento occupazionale in tutto il circondario. Ce ne sono una quindicina in forza all’Asl 11, mentre altri tre lavorano all’Unione dei Comuni e andranno in scadenza a fine 2014, mentre il resto dovrà lasciare gli uffici delle undici amministrazioni comunali.
Marco Pagli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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