Il Tirreno

Empoli

La star arancioverde rivela i segreti del suo fantastico tris

di Marco Sabia
La star arancioverde rivela i segreti del suo fantastico tris

Lo storico capitano Gino ha dato il via alla dinastia Colibazzi «Vi racconto Beppe Pes, il Valentino Rossi dei fantini»

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FUCECCHIO. Difficilmente una contrada può essere identificata con una sola persona. Alla Querciola, però, è pressoché così. Quando, in quel lontano 1981, un giovane di nome Gino insieme ad un gruppo di amici accettò la sfida del palio appena nato, nulla di ciò che sarebbe successo era immaginabile. Quel Gino si chiama Colibazzi e negli anni successivi ha fatto la storia della Querciola e del palio di Fucecchio. «Nel 1981 - inizia - fu tutto un esperimento. La nostra storia, però, è nata a Spoleto. Ci recammo là dietro suggerimento di un amico ma non trovammo la persona che cercavamo. Abbiamo iniziato a chiedere in giro e c'hanno indicato una casa in campagna, dove viveva la famiglia Settimi. C'era anche un fantino, tale Sergio Castaldo. Nacque un bel rapporto e ci fornirono un cavallo per il palio, chiamato Salicante, su cui Castaldo salì e vinse. Tutto è iniziato così».

Ecco che arrivò la prima vittoria per la piccola Querciola, che avvicinò le poche famiglie di quel luogo. Era tutto un po' improvvisato, il cavallo veniva alloggiato tra un camion, un escavatore e una ruspa della famiglia Colibazzi. Poi, dopo dodici anni, arrivò la seconda vittoria grazie a Beppe Pes, un fantino amatissimo in Querciola. «Andai a Siena a cercare Il Pesse, mai visto né sentito. Ma non stava lì, viveva ad Asciano. Lo trovai e trascorremmo tutto una giornata insieme. Fu "amore a prima vista". Era il 1986. Nel 1989 montò per la prima volta da noi e ci rimase fino al 1994, quando vincemmo». A livello personale nacque un bellissimo rapporto, che Colibazzi spiega nei dettagli: «Abbiamo trascorso venticinque anni insieme, giorno e notte. Sono stato più con lui che con mio fratello, è un fratello acquistato. Una sera a Siena, dopo un palio quasi vinto da Beppe, finimmo nella contrada del Montone per una riunione infuocata. Fu un onore enorme per me, stetti ad ascoltare in silenzio». Un'amicizia fraterna difficilmente rintracciabile in altri contesti palieschi, che portava Colibazzi e Pes a trascorrere anche le vacanze assieme ogni anno. Dove c'era Il Pesse, c'era anche Gino. Poi, nel 1994, Colibazzi lo lascia libero e Pes va in Porta Raimonda, dove porta a casa altri due cenci. Diventerà il fantino più vincente della storia del Palio di Fucecchio insieme ad Angelo De Pau, che in Querciola conoscono molto bene. Nel 1997 portò il terzo e per ora ultimo cencio in contrada, rimanendo anch’egli in ottimi rapporti con Colibazzi e la Querciola. Il discorso, però, torna su Beppe Pes. E qui, dalle parole di Colibazzi, emerge un pizzico di rimpianto: «Il Pesse ha deciso di staccare da questo ambiente. Ora vive in Francia e alleva i cavalli. Ci vediamo molto meno ma ci sentiamo sempre. Non so spiegare perché sia nato questo grande rapporto, ci siamo presi dal primo giorno e dopo è stato un crescendo. Oggi, a distanza di anni, non vedo nessun'altro che gli somigli. Quella bravura, quell'occhio sveglio e quel rispetto che incuteva ai colleghi non hanno eguali. Era come avere il Valentino Rossi dei fantini». Spoleto, Castaldo, Beppe Pes, Angelo de Pau: tutti nomi accomunati dalla presenza di un altro nome, quello di Gino Colibazzi, che ha fatto la storia di Querciola, che negli anni del palio ad ingaggio batteva realtà molto più grandi ed economicamente rilevanti. Con la tratta, per ora, solo delusioni. Il ruolo di capitano passato al figlio Marco, cresciuto a pane e palio e a cui il padre augura di avere metà della fortuna che ha avuto lui.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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