Il Tirreno

Empoli

Il leader bianconero tra vittorie sfumate e frecciate ai rivali

di Marco Sabia
Il leader bianconero tra vittorie sfumate e frecciate ai rivali

L’ex presidente e capitano Costantini sfida Cappiano «Loro sono plateali, a noi piace lavorare sottotraccia»

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FUCECCHIO. Una persona mite, dal carattere timido. Di primo acchito, con la sua estrema gentilezza, stenti a capire come abbia fatto a destreggiarsi nel difficilissimo mondo del Palio. Riccardo Costantini, invece, ce l'ha fatta. Non è riuscito a portare il cencio in contrada ma rimane una delle persone più amate dai contradaioli ferruzzini, forse proprio per la sua estrema semplicità. Ha ricoperto i due ruoli più importanti e complessi, quelli di presidente e capitano.

D'altronde a Ferruzza, che convive con la maledizione del 1981, dopo quel primo palio nessuno ha più conquistato un cencio.

Un incantesimo che Costantini non è riuscito a spezzare, nonostante diversi secondi posti. «Quando partì tutto - inizia - ci trovavamo all'allora Bar Columbia dove i fratelli Brotini ci dissero che stava per nascere un palio anche a Fucecchio, fatto per aiutare i Fratres».

La mattina venne organizzata una piccola sfilata e il giorno toccò ai cavalli: «Vincemmo la corsa - racconta - ma fu una vittoria di un giorno, andammo in giro con l'automobile sfoggiando il cencio. Sinceramente fu la prima corsa di cavalli che vidi. Facemmo anche una cena pochi giorni dopo e per il momento tutto finì lì».

La seconda edizione era pronta, l'anno seguente la manifestazione era già cresciuta. La contrada si organizzò con un piccolo statuto e con vestiti coordinati ai temi di sfilata. Arrivarono le bandiere e i tamburi. La passione, insomma, aumentava.

Nel 1984, quando vinse la futura rivale Cappiano, non successe nulla, non c'erano i sentori delle future diatribe. «Ho lasciato la contrada per un periodo - continua - e quando sono rientrato il clima era cambiato. Era nata questa rivalità che col palio non aveva niente a che fare. Da controversie calcistiche si passò a scontri palieschi, soprattutto a causa del palii 2001 e 2006, dove la rivalità si ufficializzò definitivamente».

Qui Costantini pare rimpiangere i tempi che furono, quando certe sfumature troppo accese tra rivali ancora non c'erano.

L'altro grande rimpianto fu quel palio preannunciato e poi non vinto nel 1994, con Aceto che montava su Cristal Jack. Andrea De Gortes gli è rimasto nel cuore, un personaggio che non ha più dimenticato: «Quando ero presidente negli anni Novanta - continua a ricordare - arrivò in contrada Aceto. Con lui era tutto serio e tutto una battuta. Mi ricordo che per la festa della donna regalò una rosa a tutte le donne di contrada. È stato il migliore, dovessi scegliere oggi punterei su di lui, ovviamente senza contare il fattore anagrafico».

Dopo sette anni arrivò il fatidico 2001, dove la rivale Cappiano scrisse una discussa pagina di storia del palio fucecchiese. «Si stesero in pista - precisa - e io fui tra quelli che cercarono di calmare gli animi. Avevamo le carte in regola per vincere il palio e, nonostante non fosse stato un gesto contro di noi, finì per acuire i nostri problemi. Oltretutto, nei due palii del 2000, avevamo conquistato due secondi posti. Non furono anni semplici».

Dal 2003 fino al 2005 la contrada si affidò a Costantini per conquistare il cencio, senza però arrivare a risultati di pregio, se si esclude il secondo posto del 2003 con Luca Minisini. Passò un anno e Cappiano torna protagonista: Massimo Columbu, meglio conosciuto come Veleno II, elimina la favorita Ferruzza dopo aver preso per le briglie il cavallo della nemica.

All'epoca Costantini aveva passato lo scettro a Fabrizio Battaglia, ma il ricordo è ancora vivo: «Quando vidi che la rivale aveva scelto Columbu pensai che sarebbe successo qualcosa. Avevamo un buon cavallo ma era un esemplare problematico. Ci trovammo vicini in batteria e Columbu sfruttò l'inesperienza di Giovanni Atzeni, che forse non se lo aspettava. Fu un gesto plateale, ci sono altri modi per fermare la rivale. Anche perché - conclude - quando agisci sottotraccia, la rivale non sa mai chiaramente se sei stato te o no».

Ferruzza, quel 2006 sanguina ancora.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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