Lutto
Disoccupati in fuga all’estero per lavorare
Tra loro una coppia di quarantenni che ha deciso di trasferirsi negli Stati Uniti «Due anni fa la nostra azienda è entrata in crisi, ora ci rimettiamo in gioco»
EMPOLI. «Lasciare il paese dove sei nato non è certo facile, ma per noi è diventata una necessità. In Italia pensare a prospettive a lungo termine non è più possibile, questo è un paese morto». Così fra qualche mese Antonio Stefanìa e la moglie Laura Marino, residenti a Empoli, se ne andranno dal nostro paese. Come stanno iniziando a fare molte altri disoccupati in zona. Giovani ma anche ultraquarantenni. E questa è una delle storie emblematiche. Da noi il precariato non conosce ormai limiti di età, non guarda in faccia a nessuno. Antonio ha 45 anni, Laura 38. Sono sposati e non hanno figli, loro come tanti altri sono entrati nella spirale della crisi lavorativa. Fino a che hanno detto basta, hanno deciso di rimettersi in gioco e per farlo se ne andranno dall'Italia. La destinazione è Las Vegas, dove Laura, italoamericana, ha parenti e conoscenti che daranno una mano alla coppia a ripartire. «La città non è casuale – dice Antonio – anche perché è una delle località americane dove si registra in questo momento una forte ripresa lavorativa». Antonio è originario della Puglia e, dopo aver studiato nelle Marche scienze politiche senza concludere però il ciclo di studi, è arrivato in Toscana dove ha iniziato a fare il manovale a fine anni Novanta. «Per diversi anni ho lavorato per una ditta empolese – spiega Antonio – occupandomi di vari aspetti, dalla direzione dei lavori a quella del personale, dai sopralluoghi nei cantieri alla contrattazione commerciale dei materiali che servivano all'impresa. Due anni fa la crisi si è materializzata in maniera devastante, l'azienda è stata costretta a ridurre in maniera drastica il personale e di fatto ho perso il lavoro. Da lavorare 14 ore nei tempi buoni, mi sono ritrovato a non fare niente». La stessa situazione capitata a sua moglie Laura. «Lavoravamo insieme nella stessa azienda, lo abbiamo fatto per tre anni - spiega – a distanza di un mese ci siamo ritrovati in sostanza tutti e due senza lavoro». Dopo di che Laura per un anno e mezzo è stata occupata in un'azienda di gas metano fino a che non ha perso il lavoro anche in questo caso per dei tagli al personale che hanno interessato i dipendenti con meno anzianità. «Così – spiega Antonio – ci siamo dedicati in questo periodo travagliato ad una serie interminabile di lavoretti che, ovviamente, non ti garantiscono mai una stabilità economica. Fino a che con Laura abbiamo deciso di dire basta a questa situazione e abbiamo scelto di rimetterci in gioco andando negli Stati Uniti. Abbiamo scelto Las Vegas essendo una città in ripresa economica dove i posti di lavoro in ballo sono circa 10mila».
Proprio in questo periodo Laura sta per laurearsi in beni culturali a Pisa, appena ultimate le ultime carte con Antonio il viaggio si materializzerà. La speranza della coppia è di farcela per novembre. A Las Vegas li attendono i parenti di Laura e una nuova casa acquistata vendendo quella italiana. «Laura punterà ad entrare nell'Università di Las Vegas – spiega Antonio – magari per insegnare latino, italiano o arte. Io, invece, non resterò nel campo dell'edilizia essendo il settore italiano e quello americano molto differenti. Ho deciso al contrario di cercare lavoro nel campo della sicurezza, magari proprio nei casinò, o nel settore hi-tech avendo una grande passione e conoscenza dei computer e dell'informatica».
I due puntano molto sul valore meritocratico su cui si basa la società americana. «E' importante avere la possibilità di sostenere un colloquio di lavoro – conclude Antonio – il primo passo in America per essere assunti, quello più difficile da ottenere. Siamo fiduciosi, insomma, e consapevoli che in negli Usa ci sia la voglia di investire davvero su chi vale. Inoltre le aziende quando assumono lo fanno solitamente in maniera rapida e le tasse in materia di assunzione non le paga l'azienda ma sono a carico della persona che inizia a lavorare».
Antonio e Laura sono la dimostrazione che alla vita bisogna sempre guardare con positività, nonostante tutto. «In Italia la prospettiva di un lavoro fisso a lungo termine non esiste più, o almeno è davvero molto difficile - concludono - quindi in situazioni come la nostra serve per forza rimettersi in gioco. Crediamo che se oggi una persona ha voglia di lavorare e investire nel suo futuro lo debba fare e lo possa fare ma la via è all'estero certo più che in Italia. Lasciare il nostro paese è doloroso, ma è oggi una necessità». E anche dalla nostre parte si diventa emigranti. Come solo marginalmente era avvenuto nel passato più povero.
Filippo Cioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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