La manifestazione
«L’incubo è finito: non sono uno stalker»
Ai domiciliari con l’accusa di perseguitare la ex, ora è stato scagionato: tutti devono sapere che sono una persona perbene
VINCI. L’incubo è finito. Le ferite restano. Ma vuole metterci la faccia, il nome e il cognome. Perché il procedimento nei suoi confronti è stato archiviato. Marco Ulivelli, 47 anni, di Sovigliana, dove è proprietario anche del negozio di moto “Forigiri”, non è uno stalker. E lo vuole gridare al mondo intero, dopo che nell’ottobre scorso era stato arrestato per stalkinf e con l’accusa di aver speronato volontariamente l’auto della donna che – sempre secondo gli inquirenti – molestava da anni. Dopo quasi un mese di arresti domiciliari, poi sostituiti dall’obbligo di firma, e di ansia per l’impossibilità di vedere la figlia, il calvario è finito con la notifica dell’ordinanza del Gip Fabio Frangini, che ha disposto l’archiviazione del procedimento, anche grazie a un dossier contenente oltre duemila sms che la donna gli ha inviato negli anni. E ora per Marco è arrivato il momento delle rivincite. Nelle sue parole non c’è rancore e neanche rabbia. C’è soltanto una grande determinazione nel voler far sapere a tutti che lui non ha perseguitato la sua ex compagna. «Ho avuto una storia con questa donna. Poi, tre anni fa, è finita, soprattutto a causa della sua gelosia. È andata via, insieme a mia figlia. Da allora andavo a casa sua per vedere la bambina». Ma il rapporto si è fatto sempre più complicato: «Nei weekend andavamo a cena tutti insieme, a volte mi fermavo a dormire con loro. Speravo di riunire la famiglia, di farle tornare qui».
Col tempo però il commerciante di Sovigliana si è reso conto che le cose non potevano andare. Soprattutto quando ha iniziato a vedersi con un’altra donna. E ai litigi hanno fatto seguito le denunce per lesioni e minacce nei suoi confronti da parte della ex. «Diceva che la tormentavo solo perché suonavo il campanello di casa sua per incontrare mia figlia. E che la perseguitavo via cellulare, ma in realtà, come ho dimostrato al giudice, le cose stavano diversamente».
Nel settembre scorso l’episodio cruciale. Quando, la donna l’ha accusato di averla speronata con il furgone mentre era alla guida della sua auto. A quel punto i carabinieri hanno trasmesso tutte le denunce alla Procura e il Gip ha disposto gli arresti domiciliari per l’uomo: «Un incubo. Per quattro settimane mi sono sentito in gabbia. E in quei giorni, più volte, ho pensato di farla finita. Perché avevo perso tutto. La ragazza che avevo conosciuto, si è allontanata, non potevo vedere mia figlia». Dopo altre due settimane a Marco è stato concesso l’obbligo di firma: «La maggior parte della gente mi è stata vicina. Io non cerco risarcimenti o vendette. Voglio soltanto far sapere la verità: non avrei mai potuto fare quelle cose che mi hanno attribuito. Mai mi sono permesso di alzare le mani tormentare una donna, perché ne ho pienamente rispetto: ci hanno dato la vita a tutti, e la mia ex mi ha dato la cosa più importante della mia vita, mia figlia».
Francesco Turchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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