Il segreto di Cecconi per il tris di vittorie dei fantastici anni ’80
Il presidente: «Avevamo capito prima di tutti come si vince. La tratta? Scelta sbagliata, torniamo all’ingaggio dei cavalli»
FUCECCHIO. «Abbiamo dominato il Palio perché siamo stati i primi a capire come funzionava questo "gioco". Negli anni a seguire, anche le altre hanno scoperto quali erano le regole per vincere. Noi, c'è da dirlo, siamo stati i primi». Sono parole di Ervaldo Cecconi, attuale presidente della contrada Borgonovo, negli anni Ottanta dirigente all’interno di quel gruppo di persone che dominava il Palio. Ha vissuto gli inizi della vita di contrada, ha visto crearsi quel gruppo di persone, i padri fondatori, che hanno fatto iniziare il sogno biancorosso.
«Sono stato tra i soci fondatori insieme a Mario Di Maria, Giuseppe Billeri, Giovanni Cambi, Gianfranco Sani, Gigi Valori, Bruno Mannucci, Salvatore Gagna e molti altri. Fino al 1993, prima che "lasciassi" la contrada, sono stato sempre segretario. Agli inizi, come per tutti, c'era molta improvvisazione poi, nonostante fossi scettico, piano piano iniziai a crederci».
I biancorossi non furono costretti ad aspettare molto prima di gioire: nel 1983 Alberto Antinori con Vipera Bionda vinse il primo palio targato Borgonovo. «Una sensazione unica - racconta con orgoglio - perché avemmo il riconoscimento per tutti i nostri sforzi. Non dimenticherò mai la commozione di Gigi Valori, una persona che per la contrada ha dato il cuore. Aveva le lacrime agli occhi. In quegli anni - continua - eravamo ogni anno pronti a vincere, il cencio poteva arrivare quasi sempre».
La storia di Borgonovo era appena iniziata e dopo due anni, nel 1985, ecco l'episodio che ne cambierà il futuro: la nascita della rivalità con Botteghe. «Ci tolsero un palio, usando come giustificazione le scorrettezze commesse dal nostro fantino. Io però ho sempre pensato che non fummo i soli a commettere irregolarità, almeno in base al regolamento dell'epoca. Pagammo solo noi». Entrati in buca con tranquillità, i contradaioli biancorossi e quelli gialloviola si trovarono ad avere una nemica: «La rivalità - continua - scoppiò con Botteghe ma sarebbe potuta capitare con qualsiasi altra contrada. Fu dura anche fermare i nostri contradaioli ma la rabbia era rivolta pure verso chi aveva cambiato l'ordine d'arrivo. Destino ha voluto che ci trovassimo addirittura accanto alla nemica. Se oggi venisse cambiato il risultato finale a palio terminato scoppierebbe il finimondo». Passò soltanto un anno e Borgonovo si prese la rivincita: secondo cencio in sede portato da Fabrizio Ungheria e Swam. «Anche nel 1986 - ribadisce - eravamo convinti di poter trionfare. Volevamo vincere per dimostrare che all'epoca eravamo i più forti nella gestione di cavalli e fantini. Ungheria, quando è tornato pochi mesi fa in contrada, era molto contento perché a distanza di trenta anni ci ricordavamo ancora di lui». Il sogno di Borgonovo però non era ancora finito, i contradaioli due anni dopo ebbero la possibilità di sognare ad occhi aperti: Botteghe perse un palio già vinto facendosi battere sul palo da Vincenzo Foglia. «Fu il palio più bello - sottolinea - per come arrivò. Mi accorsi che il nostro fantino notò che il cavallo di Botteghe si era infortunato. Foglia, che era anche un fantino di pista, era abituato a spingere fino in fondo e così fece. Ebbe l'occhio giusto e sfruttò l'occasione. C'è rimasto nel cuore a tutti».
Gli anni Ottanta furono segnati da questa rivalità, Borgonovo con tre cenci e Botteghe con due. Nel 1995, con la quarta vittoria di Borgonovo, si chiuse un ciclo: «All'epoca non ero più dirigente - continua - ma col passaggio alla tratta si è accentuata la componente di fortuna e quella economica. Nel 1995 Donatini sorprese tutti, noi ci credevamo. Quel colpo di reni finale ci fece impazzire di gioia». Quella fu l'ultima vittoria di Borgonovo, che rimarrà comunque regina del palio fino al 2002, quando Porta Bernarda vinse il suo quarto palio. Borgonovo conserverà in ogni modo il titolo di campione del palio ad ingaggio: nessuno ha mai vinto quattro cenci con questo sistema. Con la tratta, invece, come per altre contrade, cambiò tutto: «Eravamo contrari - precisa - e poi abbiamo avuto ragione. Prima la vita di contrada era diversa, a dicembre già si ragionava del cavallo. Io penso che forse potremmo anche ritornare al palio ad ingaggio. Ho avuto questa impressione».
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