Sicurezza
Quei successi in Buca targati Edo Cioni padre della contrada
I dirigenti rivivono le gioie regalate dallo storico capitano «Il nostro sogno è quello di tornare a vincere per lui»
FUCECCHIO. È stato uno dei padri del palio, era una delle personalità più conosciute a Fucecchio, ospitava la sede della contrada all’interno della sua abitazione: era Edo Cioni, storico ed indimenticato capitano della contrada Botteghe, venuto a mancare tragicamente nel 2001, pochi mesi dopo il suo ultimo palio. Per conoscerlo meglio abbiamo parlato con i suoi nipoti, Marco e Matteo Giacomelli, con chi l'ha accompagnato negli inizi di questa avventura, l'amico Bruno Giannelli, e con chi ha ereditato questa pesantissima eredità, l'attuale capitano Roberto Giannelli. «Io - a iniziare è Bruno Giannelli - e Edo facevamo di tutto, siamo andati a Siena da Bastiano, a Asciano da Aceto. Anche se economicamente non eravamo al livello delle contrade più grandi, politicamente eravamo un passo avanti. Edo nel palio era un fenomeno».
Poi arrivò quel fatidico 1985, anno in cui la storia di Botteghe cambiò per sempre: «Siamo entrati - continua - in Buca tranquilli e siamo usciti con la rivale. Finalmente ce l'avevamo fatta anche noi, avevamo il cencio. Io ed Edo eravamo in sintonia: se piangevo io, piangeva lui, se ridevo io, rideva anche lui». Passarono soltanto tre anni ed ecco la beffa più atroce: battuti sul palo quando stavano già festeggiando. Una delusione immensa, come sottolinea Giannelli: «Percepii chiaramente lo schiocco della gamba del cavallo che si rompeva. Edo si mise le mani nei capelli, anche se comunque pensavamo d'aver vinto. Il cavallo era il migliore, Bastiano un grande fantino: l'ennesimo colpo di una sfortuna che ci perseguita». Dopo la beffa, finalmente arrivò la vittoria e nella maniera migliore: primi dall'inizio alla fine e davanti alla rivale. Quel 1990 in cui Dario Colagè porto l'ultimo cencio a Botteghe. C'è un'istantanea in cui Bruno ed Edo si abbracciano dopo la vittoria, con accanto il Bufera Colagè, che racchiude meglio di tante parole le emozioni di quei momenti forse troppo lontani.
«Fummo ripescati - continua Bruno Giannelli - dopo l'eliminazione in batteria. Aceto e Bazzino furono squalificati e Colagè andò in finale. Prendemmo il fantino e gli facemmo capire che doveva vincere in ogni modo. Edo in quel momento ci spronò tutti, ci scosse dentro. Pomponia, la nostra cavalla, aveva una testa così dritta che sembrava già convinta di vincere. A quel punto mi convinsi che avremmo vinto. E fu davvero così. Primi davanti a Borgonovo, standogli sempre davanti. Fantastico».
Tanti ricordi di anni passati assieme, con l'unico obiettivo di portare il cencio ancora alle Botteghe. Nel 2001, poi, la tragedia: Edo Cioni scompare tragicamente e la contrada si trova privata del suo punto di riferimento, del suo pilastro. Il compito di sostituirlo toccò al giovane Roberto Giannelli, un'eredità difficile da sostenere. «Non credevo - inizia - di fare il capitano, almeno non in quel momento. Purtroppo, ci cadde il mondo addosso da un giorno all'altro e dovemmo prendere una decisione. Fui scelto io. Ora sogno di rivincere il palio per lui».
Giannelli era cresciuto alla scuola di Cioni, da cui sostiene d'aver appreso una dote in particolare: «Edo mi ha insegnato a farmi rispettare dai fantini, me l'ha trasmesso».
Ma Edo Cioni era anche un nonno, con due nipoti cresciuti a pane e palio, Marco e Matteo. «Tanto per fare capire chi era mio nonno - inizia a raccontare il nipote Marco - quando Aceto lo incontrava lo chiamava "il mio capitano", nonostante Aceto non abbia mai montato alle Botteghe. Quando seguivamo Bastiano - a dirlo è l'altro nipote Matteo - vivevamo praticamente a casa sua. In buca c'è ancora un olivo piantato da mio nonno in segno d'amicizia. Ha fatto veramente tanto, non solo per la contrada».
Nemici un giorno, amici tutto l'anno. Una frase che riassume lo spirito del palio pronunciata da una persona che incarnava il palio stesso: Edo Cioni.
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