Il Tirreno

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Colleziona cenci l’angelo custode dei sogni rossoneri

di Marco Sabia
Colleziona cenci l’angelo custode dei sogni rossoneri

Anselmo Faraoni è da sempre il barbaresco della contrada «Da Aceto a Mulas, quante emozioni in questi trent’anni»

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FUCECCHIO. Una vita da barbaresco. Trent’anni passati a custodire il cavallo di Porta Bernarda, attraversando tutte le tappe più importanti della storia della contrada rossonera: questa è la storia di Anselmo Faraoni, sessantatré anni di cui metà ad accudire cavalli, una sorta di eterno custode delle speranze rossonere. «Ho iniziato - racconta - su invito di Beppe Bertoncini, che mi chiese di fare il barbaresco perché già avevo esperienza coi cavalli della mia scuderia. Dopo una vita siamo ancora insieme e n'è passato di tempo. Mi hanno anche omaggiato di una targa commemorativa in cui vengo definito "il barbaresco", un bellissimo ricordo». Dal 2000 in poi, quando è stata introdotta la tratta, è nato il vero barbaresco di contrada. Mentre prima i fantini portavano il cavallo e si facevano seguire dal proprio staff, dallo straordinario del 2000 il barbaresco è diventato un vero e proprio custode del cavallo, un angelo custode per quei quattro giorni. Ma torniamo agli inizi: la prima vittoria arriva nel 1989 con Aceto. Un flash indelebile negli occhi di Faraoni: «Andrea De Gortes (Aceto, ndc) arrivava sempre più o meno una settimana prima del palio e finiva di preparare il cavallo con noi. Era il maestro del palio, un carisma enorme, una vittoria bellissima. Il cavallo rischiava di non farcela per la finale - continua commuovendosi - ma poi ce l'ha fatta e ha vinto. Dalla paura alla gioia, che soddisfazione».

Dopo tre anni arriva Angelo De Pau e porta il secondo cencio in Porta Bernarda. Finita la gioia del momento iniziarono otto anni di sofferenza per i rossoneri, con la rivale Porta Raimonda che tra il 1993 e il 1999 vince tre palii e scavalca la Bernarda. Nonostante ciò, Faraoni continuò e nello straordinario del 2000 arrivò l'acuto di Cianchino, che con Bandito illuminò la notte e portò il terzo cencio in via della Nardella. «A maggio 2000 - sottolinea - non facemmo una bella figura. Il capitano dell'epoca Mauro Lastrucci decise comunque di dare una seconda possibilità a Cianchino e alla fine ebbe ragione. I quattro giri di Cianchino e Massimo Coghe furono qualcosa di straordinario. Veramente incredibile». Passano solo due anni e arriva il quarto cencio firmato Dino Pes. Anche qui la voce di Faraoni si spezza a tratti, tradita dall'emozione del ricordo: «In batteria cademmo e Dino Pes non era più convinto di correre la finale. Mogwli si qualificò scosso e noi riuscimmo a convincere Dino Pes a correre. Mai scelta fu più azzeccata». Gli anni Duemila sono di “proprietà” della Bernarda: soli tre anni ed ecco il quinto cencio grazie a Virginio Zedde: «Nell'album della storia del Palio gli straordinari sono targati solo Bernarda. Lo Zedde vinse e dopo aver riportato Ellison nella nostra stalla volle ritornare a cavallo in contrada. Lui col cencio in mano ed io ad accompagnarlo». Ma il tempo di festeggiare non era ancora finito: nel 2008 l'esordiente Mulas compie un capolavoro vincendo da infortunato su un cavallo non favorito, di pochi centimetri davanti alla rivale: «Anche qui cademmo in batteria e il nostro fantino si fece male al braccio. Lui volle correre comunque e vinse su un cavallo che poteva essere, come valore, il quinto del lotto. Fu drammatico - e qui si commuove nuovamente - rivivere le stesse sensazioni del 2002, col rischio di non correre la finale. Mulas era supermotivato e noi ci mettemmo del nostro. Partimmo davanti alla Raimonda e ci rimanemmo fino in fondo. Per un contradaiolo è qualcosa d'indimenticabile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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