Il Tirreno

Empoli

La Cenerentola trasformata in regina dal principe Bertini

di Marco Sabia
La Cenerentola trasformata in regina dal principe Bertini

Il tuffo dell’ex capitano arancioblù dell’era del “tris d’oro” «Quella volta che pregai col fantino prima del trionfo»

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FUCECCHIO. «Sono diventato capitano nel 2005. Ero il più giovane, come più giovane era il fantino scelto (Giovanni Atzeni ndc). Vincemmo subito al primo colpo». Inizia così il racconto di Andrea Bertini, capitano plurivittorioso di San Pierino, protagonista del cosiddetto “tris d'oro”, quei tre anni di pura libidine che portarono a tre vittorie di fila: 2005-2006-2007. Il presidente era Giuseppe Radice, col quale il rapporto è sempre stato strettissimo. La contrada aveva, per così dire, due capitani: Bertini e Radice, in rigoroso ordine alfabetico. Ma torniamo a Bertini: la sua "carriera" all'interno della contrada d'Oltrarno inizia come barbaresco: «Durante il mio periodo di leva sono stato a Pinerolo, in uno dei più grandi maneggi d'Italia. Mi occupavo di cavalli da dressage. Quando tornai a casa diventare barbaresco fu una cosa naturale. E' iniziata così la mia grande avventura».

Nel 2005, poi, iniziano gli anni d'oro: Giovanni Atzeni, allora giovanissimo, porta il primo cencio a San Pierino, grazie a Fidels, un cavallo che almeno all'inizio non sembrava quello che poi si è dimostrato in buca. « Tittia (Giovanni Atzeni) era un nostro pallino. Quando ci fu assegnato Fidels, noi eravamo un po' scettici, non sapevamo se avrebbe potuto reggere sia batteria e finale. Tittia arrivò subito con tanta voglia di vincere e noi sfruttammo l'occasione». Finito la corsa, partirono i festeggiamenti e anche qui Bertini mostra di non aver scordato niente: «Ci fu un boato gigantesco. Quando Tittia alzò il frustino fu l'apoteosi. Vedere che persone che magari non conosci e che vedi una volta l'anno che si abbracciano e piangono insieme. Non ci capivamo più nulla».

Dopo Giovanni Atzeni, nel 2006 toccò ad Antonio Villella detto Sgaibarre. Un fantino che portò a termine un exploit forse inaspettato. Negli anni successivi, infatti, non si ripeterà più. «Anche lui aveva qualcosa da dimostrare, doveva farsi valere. Arrivato Falco Doglia ci fu tanta convinzione di vincere. Non dimenticherò mai la preghiera fatta insieme al mio fantino nel box, tra batteria e finale. Pregammo e ci facemmo il segno della croce con l'acqua santa che una signora di San Pierino ci regalò. Poi benedimmo anche Falco Doglia».

Così arrivò il secondo palio di fila e a San Pierino si iniziò a respirare profumo di storia. L'anno dopo, capolavoro di Alberto Ricceri su Grein, il popolo d'Oltrarno iniziò a parlare di Tris d'Oro. Anche qui Bertini si immerge nei particolari di quell'annata indimenticabile:

«Ricceri, almeno all'inizio, non era visto benissimo in contrada. Questo perché era già montato da noi e aveva deluso le aspettative. Dopo aver provato Tittia su Grein, ci accorgemmo che quello non era il cavallo adatto a lui. Così virammo su Ricceri e cambiò tutto. Nel cuore mi rimarranno i discorsi infiniti con Radice, sui possibili scenari futuri , segno che il nostro rapporto va oltre il Palio».

San Pierino era diventata una grande contrada, una big del palio, dopo anni di delusioni cocenti. Nel 2005, niente di tutto ciò era immaginabile. «Nel 2005 - sottolinea - passarono venti minuti prima che andassimo a prendere il cencio dal palco. La Malvolti ci chiamò per andarlo a prendere ma noi continuavamo a girare, girare e girare in quella buca ridendo e piangendo di gioia. Ci s'era scordati di andare a prendere il cencio, non si sapeva cosa fare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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