Il Tirreno

Empoli

Troppi pericoli per gli agenti dell’Opg

Troppi pericoli per gli agenti dell’Opg

Protesta dei sindacati dopo l’incendio appiccato da un internato appena arrivato all’Ambrogiana

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MONTELUPO. Poca sicurezza per i lavoratori all'Opg di Montelupo. I sindacati protestano dopo l’incendio avvenuto all'alba di domenica scorsa e appiccato da un internato. «Il reparto - spiegano Cisl, Uil e Fsa per i lavoratori della polizia penitenziaria - consegnato solo sei mesi fa dopo lunghi e dispendiosi lavori di ristrutturazione oggi è completamente annerito dal fumo, i soffitti in legno bruciati, le telecamere sono fuori uso e si respira un odore acre. Ad evitare la tragedia ci hanno pensato i quattro colleghi in servizio di notte che con grande lucidità e professionalità hanno spento le fiamme e fatto evacuare all'aperto tutti i 100 internati ospiti». «L'episodio ha riacceso l'annoso problema sulla difficoltà di gestione di certi soggetti che non possono essere curati in strutture come quella di Montelupo, dove i reparti detentivi presentano una pericolosa promiscuità di individui con esigenze sanitarie e di sicurezza estremamente diverse - vanno avanti - e dove non esiste uno spazio idoneo destinato alla contenzione, strumento sanitario che viene praticato al l'ospedale civile di Empoli».

«Già un anno fa avevamo dibattuto sulla questione chiedendo a gran voce l'individuazione all'interno della struttura di uno spazio sanitario protetto dove curare per il tempo necessario i pazienti più scompensati ma nulla si è mosso in tal senso - vanno avanti i sindacati - Pare invece che i sanitari e la direzione siano concordi sul dirottare presso l'ospedale civile tali soggetti, con aggravio del carico di lavoro per il personale penitenziario ed un dispendio non indifferente di uomini».

«L’internato - spiegano - non sarebbe dovuto entrare, il personale sanitario avrebbe dovuto accertare immediatamente l'incompatibilità della struttura di Montelupo con il soggetto e prevedere il suo immediato ricovero altrove senza aspettare che mettesse a repentaglio la vita di qualcuno e la sicurezza della struttura. Non ci sembra corretto criminalizzare il fatto che gli fosse stato consentito di tenere l'accendino, questo perchè trovandosi in un reparto a regime aperto, chiunque avrebbe potuto darglielo e nemmeno la tipologia della stanza in cui era ristretto, considerato che era l'unica cella singola disponibile».

Anche dall’ex direttore Ugo Catola parte una critica a difesa della contenzione fisica fatta in locale adeguati (e non come quelli sequestrati di recente dalla commissione parlamentare). «Ho sempre sostenuto la necessità di intervenire con tempestività e fermezza in casi del genere nell'interesse del paziente e per garantire la sicurezza degli operatori e della struttura stessa».

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