Lutto
Basta con i prelievi sul Tfr in trecento presentano il ricorso
Ma non tutti i sindacati danno il supporto ai lavoratori: nel circondario solo Gilda, Cisl, Uil e Anief La Cgil boccia l’iniziativa che interessa insegnanti e bidelli con lo scopo di ottenere 10 anni di arretrati
EMPOLI. Tra gli insegnanti e il personale non docente (Ata) del circondario Empolese Valdelsa saranno circa trecento che ricorreranno contro la trattenuta del 2,5% sull’80% dello stipendio attuata sul Tfr dalla ormai famosa voce in busta paga definita “Opera di previdenza”. Il ricorso presentato da alcuni sindacati chiede oltre ad una tempestiva cessazione della trattenuta, anche un rimborso medio di circa 500 euro l’anno per tutti i lavoratori che dal 2001, anno in cui con un decreto (Dpcm 2/3/2001) dell’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha portato alla sospensione del Tfs (Trattamento di fine servizio) e portato i lavoratori del pubblico impiego in regime di Tfr.
Una vicenda complessa e di assoluta attualità che di fatto sta dividendo anche i sindacati ed è stata oggetto di attenzioni particolari con un decreto legge ad hoc del governo Monti (185/2012) che ha accolto una sentenza della Corte Costituzionale del 2012 (la numero 223) con la quale si decretava illegittima la trattenuta anche per evitare un possibile buco nelle casse dello Stato di 3,5 miliardi di euro ed un futuro ammanco di 2 miliardi. La cifra stimabile per quel che riguarda i ricorrenti del circondario è pari a un milione e mezzo di euro in caso di rimborso del contributo illegittimamente versato.
Un piccolo tesoretto per i lavoratori del circondario nel comparto della scuola che potrebbe significare circa 5.000 euro a persona e che farebbe comodo a chi guadagna uno stipendio che da anni viene considerato inadeguato. «Non mi sembrano pochi soldi di questi tempi – dichiara Silvana Boccara, coordinatrice provinciale della Gilda – Soprattutto per chi come gli insegnanti ed il personale della scuola da dieci anni assiste ad una continua ed incessante diminuzione del potere d’acquisto dovuto alla crisi economica ed una costante precarizzazione del lavoro». Anche i lavoratori delle scuole del circondario parteciperanno a questa serie di ricorsi che non hanno una scadenza ben precisa ma che, come ammonisce la stessa coordinatrice del sindacato Gilda, «Devono essere fatti il prima possibile affinché gli anni in cui si è pagato senza motivo non cadano in prescrizione».
Ai lavoratori della scuola bisognerà aggiungere altre centinaia di lavoratori del pubblico impiego molti dei quali chiedono e si informano se possono o no chiedere il rimborso. Se Gilda, Cisl, Uil e Anief procedono abbastanza decisi sulla strada del ricorso, la Cgil di Firenze e di Empoli definiscono il contributo come un problema che non si pone più dopo il decreto legge emanato dal governo Monti. «Con il decreto Monti è stato riportato tutto com’era prima, ovvero al Tfs – dichiara Simone Masi della Funzione pubblica della Cgil di Firenze – era quello che ci auguravamo essendo un regime più favorevole per il lavoratore. Molte organizzazioni sindacali che hanno gridato al furto hanno chiesto ai lavoratori di pagare le spese di tasca propria e con questo tipo di politica noi non siamo d’accordo».
Il problema sta nel fatto che per i molti lavoratori che restano in regime di Tfr, (e in particolare lavoratori assunti a tempo indeterminato entro il 2000 che hanno aderito ai fondi di previdenza integrativa o complementare, come il Fondo Espero; i lavoratori a tempo indeterminato assunti dal 2001 e quelli a tempo determinato che operano dal maggio 2000) la trattenuta risulterebbe illegittima in quanto presenta una netta disparità dei dipendenti pubblici rispetto a quelli privati.
«La norma emanata – dichiara Rosario Cutrupia, responsabile nazionale previdenza Gilda a proposito del decreto Dpcm del 2001 – dichiara di avere un nobile scopo ovvero quello di evitare disparità retributiva tra il personale in regime Tfs e quello in regime Tfr ma il fine non dichiarato è quello di continuare ad operare ugualmente la trattenuta previdenziale in questione».
Antonio Lanza
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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