Il Tirreno

Empoli

Quaranta soffiate alla Cna caccia ai lavoratori al nero

La lista dei presunti artigiani abusivi trasmessa a Finanza, Asl, Inps e Inail Di Marino: «Ora vogliamo i controlli, altrimenti non si tutelano gli onesti»

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EMPOLI. C’è chi ha trasformato il proprio appartamento in un negozio di parrucchiera e chi in un centro estetico. Chi fa tatuaggi o piercing e chi assembla biciclette per poi venderle su internet. Chi realizza cornici su misura. Un universo di piccoli artigiani, tutti rigorosamente abusivi. Sono una quarantina le segnalazioni che Cna dell’Empolese Valdelsa ha fornito a guardia di finanza, Asl, Inps e Inail, coi nominativi e gli indirizzi dei sospettati di concorrenza sleale.

Stop abusivi. La campagna “denunciamoli” è stata lanciata nell’ottobre scorso e andrà avanti anche nei prossimi mesi. Basta recarsi in una delle sedi della Confederazione e compilare un modulo di segnalazione, che poi viene girato agli organi competenti che dovranno effettuare i controlli. Nel mirino, oltre a parrucchieri ed estetisti, anche sarte, muratori, imbianchini, giardinieri “fantasma”: una crociata chiesta a gran voce dalle imprese che pagano tasse, contributi e restano al passo con le norme sulla sicurezza e che – soprattutto in un periodo di crisi – non sono più disposte a tollerare la concorrenza di chi lavora in nero e che, grazie a costi dimezzati, riesce a garantire prestazioni a prezzi bassi al cliente, a sua volta attirato dal risparmio.

Il punto. Le prime quaranta segnalazioni sono partite. E ora Cna si aspetta che scattino i controlli, per tutelare le proprie aziende: nel circondario sono trecento le attività di parrucchieri associate e oltre centottanta quelle di estetica: «Gli artigiani sospettati – spiega Alba Di Marino di Cna – sono una quarantina. Le segnalazioni sono qualificate. Vengono girate in forma anonima a chi deve fare i controlli, ma noi abbiamo le generalità di tutti coloro che si sono presentati nei nostri uffici per denunciare i presunti abusivi».

Via ai blitz. Le modalità delle verifiche erano state messe a punto prima del lancio della campagna, attraverso una serie di incontri con i soggetti coinvolti. Ora la palla passa nelle loro mani: «Siamo consapevoli che non sia semplice stanare i lavoratori in nero – sottolinea Di Marino – perché molto spesso le attività sono ospitate all’interno delle abitazioni. Ma credo che in questo momento sia necessaria la massima collaborazione per tutelare chi rispetta le regole. Altrimenti si corre il rischio di incoraggiare chi non lo fa e si finisce per colpire gli onesti. I controllori non devono controllare solo chi è palesemente controllabile».

Come funziona. Nel caso di una presunta parrucchiera abusiva – per fare un esempio – la Finanza potrà fare un’indagine incrociando il reddito con il conto corrente del soggetto, ma anche con le utenze, per capire se ci sono anomalie nei consumi.

Liste top secret. Ma la campagna di Cna non è solo punitiva. Tra gli obiettivi c’è anche quello di spingere gli abusivi a regolarizzarsi prima che sia troppo tardi: «In questo momento purtroppo si sta verificando il processo contrario: c’è chi vende l’attività, perché non ce la fa più a tirare avanti, tra normative sempre più complicate e tasse sempre più salate, e inizia a lavorare in casa. Spesso – conclude Alba Di Marino della Cna – la lista dei clienti non viene passata a chi rileva il negozio, e il parrucchiere o l’estetista di turno può quindi continuare a lavorare tra le mura di casa, con la clientela di sempre, senza pagare le tasse e di conseguenza guadagnando di più».

Francesco Turchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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