Italia
Il decreto è una beffa per l’Empolese-Valdelsa
Si sperava nell’arrivo di 60 milioni ma gli 11 comuni ne avranno 1 o 2 al massimo L’amarezza del delegato Mangani: «Penalizzati per essere stati troppo virtuosi»
EMPOLI. Se l’annuncio dello sblocco di 40 miliardi di euro funzionasse almeno da effetto placebo, probabilmente anche nell’Empolese-Valdelsa tra qualche mese se ne potrebbero trarre i primi piccoli benefici.
E invece il provvedimento del governo, che in altre parti di Italia porterà ossigeno vitale al tessuto produttivo strozzato dai vincoli europei, su questo territorio non produrrà nemmeno quelli. Dei 60 milioni congelati negli undici comuni alla fine dello scorso anno e degli oltre 10 che saranno bloccati quest’anno, nelle migliori delle ipotesi verranno tolti i vincoli ad appena 1 o 2 milioni. Il decreto varato lo scorso marzo, infatti, prevede che la precedenza nel poter utilizzare le risorse vada a chi ha debiti insoluti dal 31 dicembre scorso e che non sia riuscito a saldare all’8 aprile di quest’anno. «E i nostri enti che si sono comportati in maniera impeccabile – attacca Giulio Mangani, sindaco di Montespertoli e delegato al bilancio dell’Unione dei Comuni – saranno quelli che ci rimetteranno di più. Noi, infatti, salvo eccezioni minime legate a delle necessità straordinarie, abbiamo cercato di pagare tutte le fatture in questi primi mesi di quest’anno, magari facendo economia altrove e facendo i salti mortali per onorare il patto».
Sul piede di guerra. Un comportamento virtuoso, che però non verrà ripagato. Ma che anzi lascerà i comuni del circondario a bocca asciutta in termini di risorse da poter spendere. Risorse necessarie per riuscire a dare un po’ di respiro all’emergenza delle aziende e alla stasi occupazionale che sta affliggendo l’area. «Ci aspettavamo un atteggiamento diverso da parte del governo – prosegue Mangani – e invece siamo di fronte a regole che sfavoriscono chi si è comportato bene e danno ragione a chi finora ha fatto appalti e affidato lavori senza avere soldi in cassa. Noi le risorse le abbiamo sempre avute a disposizione e, infatti, quei soldi che sono stati bloccati sarebbero a disposizione fin da subito se ci fosse data l’opportunità di spenderli». Il questionario, sulla base del quale verranno calcolati i debiti esistenti e verrà stilata la classifica delle priorità, d’altronde non lascia troppo spazio all’immaginazione e alla speranza. Nel modello, infatti, viene chiesto l’ammontare dei debiti distinti in quattro voci: debiti per appalti esigibili al 31 dicembre 2012 e non ancora estinti all’8 aprile 2013, altri debiti di parte capitale con i medesimi requisiti, debiti per appalti esigibili al 31 dicembre 2012 ed estinti all’8 aprile 2013 ed altri debiti di parte capitale con questi ultimi requisiti.
I numeri del circondario. Come accennato, nell’Empolese-Valdelsa i residui passivi (somme impegnate dagli enti e non ancora pagate al termine dell’esercizio) alla fine dello scorso anno ammontavano a 59 milioni e 352mila euro. Empoli è il comune con l’importo più alto: circa 18,5 milioni di euro. A Fucecchio, invece, la cifra era inferiore di 10 milioni: 8,5. Sei milioni e 628mila euro a Montespertoli, 5,444 a Certaldo, 5,303 a Vinci. Sopra i tre milioni Cerreto (3.861.000 euro) e Montelupo (3.320.000 euro). Mentre intorno ai 2,5 milioni ci sono Capraia e Limite e Castelfiorentino, Gambassi ad un milione e 700mila euro e Montaione a 900mila euro. E la situazione si fa ancora più preoccupante se si guarda alle catene strette ai polsi degli amministratori quest’anno. Il totale dei singoli obiettivi di Patto di stabilità per il 2013 ammonta a 10 milioni e 432mila euro. Due milioni e 600mila euro a Empoli, poco più di un milione a Fucecchio, Certaldo e Montaione, 900mila euro a Vinci, Castelfiorentino e Montelupo, 800mila a Montespertoli, 523mila a Cerreto, 378mila a Gambassi e 208mila a Capraia e Limite.
La paralisi. La risposta definitiva da Roma arriverà intorno alla metà di maggio, in seguito alla riunione della Conferenza Stato-Regioni. Il decreto, infatti, prevede che entro il 15 maggio il ministero dell’Economia assegni il 90% del fondo, mentre il restante 10% sarà distribuito entro il 15 giugno. «Aspettiamo non troppo fiduciosi – chiosa Mangani – con questi presupposti tutto ciò che arriverà sarà di guadagnato. In ogni caso, questa misura non risolverà i problemi mentre ci sarebbe bisogno di scelte coraggiose per evitare una paralisi dell’intera area».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
