Il Tirreno

Empoli

Cerreto Guidi inedita emerge dalle ricerche fatte nel sottosuolo

di Paolo Santini

Il primo a occuparsi del colle argilloso fu il granduca Cosimo La villa costruita utilizzando il materiale di torri e mura

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CERRETO GUIDI. Il turista che si affaccia dalla balaustra dello scalone d'accesso alla villa medicea di Cerreto Guidi rimane in estasi davanti a ciò che può osservare rimirando verso il Padule, spaziando con lo sguardo da Montevettolini, Monsummano, ai colli di Montecarlo, le Cerbaie, fino ad abbracciare tutto il medio Valdarno dominato dalla Rocca di San Miniato. Insomma, è un belvedere. Ma a Cerreto Guidi, come altrove, per chi si occupa di storia è interessante anche ciò che non si vede. Una Cerreto Guidi inedita, privata e sotterranea, quindi per ora invisibile per il visitatore. Questa la novità emersa da alcune ricerche, in corso ormai da anni e ancora ben lontane dalla conclusione; l'esistenza di un'ampia rete di canalizzazioni ipogee è stata recentemente confermata anche da alcune tesi di laurea in architettura. Spunti interessanti, però, erano emersi anche in alcune ricerche più datate, se leggiamo accuratamente le cronache novecentesche.

Il granduca e la villa. Quando Cosimo I dei Medici decise di farsi costruire la sua villa sulla soave collina di Cerreto Guidi, per utilizzarla come base di partenza durante le amate battute di caccia nel vicino Padule di Fucecchio, si preoccupò subito dei problemi di stabilità del colle argilloso su cui era arroccato l'antico borgo, dominato dalla possente rocca dei Conti Guidi. Le frane continue, documentate già negli statuti del 1412, avevano ridotto il castello, risalente al XIII secolo, in condizioni tali da consigliarne la demolizione; in tal modo i Medici, acquistando in breve tempo, attorno agli anni Cinquanta del Cinquecento, gran parte dei terreni situati sull'acropoli cerretese, unirono l'utile al dilettevole, costruendo la villa di caccia nel luogo dove per secoli era sorta la rocca, e riutilizzando per la nuova costruzione i materiali provenienti dalla demolizione delle torri, delle porte, degli antiporti e delle mura medievali, ormai inservibili e, soprattutto, inutili. Tutto questo avvenne su impulso di Cosimo I, il primo granduca di Toscana, a partire dal 1564, proseguendo fino ben oltre il 1572.

L'acqua e le frane. C'era, inoltre, un altro problema, che aveva afflitto la popolazione di Cerreto da sempre: la mancanza d'acqua. Oltretutto, quando l'acqua cadeva naturalmente, data la natura del terreno, causava spesso (come oggi del resto) frane rovinose, unendo al danno la beffa. La soluzione, cercata invano per secoli, probabilmente fu escogitata dagli architetti che progettarono le opere di consolidamento preliminari alla costruzione della villa e dello scalone antistante. I documenti ottocenteschi parlano dell'"antico sistema di canalizzazioni sotterranee", presente sul colle di Cerreto, e della necessità di ripristinarlo. Si trattava di una grande opera d'ingegneria idraulica, che consentiva un rapidissimo drenaggio delle acque piovane, che filtravano nel terreno, ed in tal modo permetteva d'evitare il ristagno d'acqua, evitando nel contempo le pericolose e temutissime frane. Il sistema di canali sotterranei aveva origine sulla sommità del colle, disponendosi a raggiera, fino alle pendici del rilievo collinare, per arrivare approssimativamente fin sotto l'attuale via dei Fossi.

I "pozzi". Nei primi anni Ottanta del Novecento uno studio d'architettura di Firenze ebbe l'incarico di censire, per il Comune, tutti i cosiddetti "pozzi", le cisterne di raccolta delle acque meteoriche situate in ogni abitazione del "giro" di Cerreto (via Saccenti, via della Libertà, piazza Vittorio Emanuele, Piazza Umberto I, via Guidi), sotto il livello del piano stradale. In alcune abitazioni furono individuati anche tre pozzi di raccolta. Il risultato fu davvero sorprendente, con decine di manufatti osservati, misurati, scrupolosamente disegnati. Purtroppo all'utilissimo lavoro non seguì una pubblicazione. Quei pozzi non erano altro che il luogo dove erano convogliate le acque di scolo provenienti dal colle, attraverso quel sistema di regimazione idraulica descritto poc'anzi. Soltanto alcuni di questi pozzi sono visitabili, ovviamente sempre su gentile concessione dei proprietari delle abitazioni. I "pozzi" non sono, comunque, l'unica testimonianza della Cerreto sotterranea.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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