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Rifiuti, finiti in bolletta gli svuotamenti non fatti
Nel saldo a conguaglio della Tia Publiambiente ha calcolato il servizio anche per le case sfitte. Il gestore: lo prevede il regolamento dei Comuni
EMPOLI. Magari in periodi migliori ci si fermava a guardare l’importo di una bolletta e ci si limitava ad un borbottio. La crisi ha rivoluzionato anche le abitudini più quotidiane, spingendo ad una maggiore attenzione sulle voci più nascoste in bolletta. E così l’arrivo dei saldi sulla tariffa di igiene ambientale ha prodotto malumori e proteste con decine di segnalazioni di cittadini non più disposti a limitarsi al tradizionale borbottio. Il nodo del contendere riguarda appunto una delle voci contenute nella bolletta della Tia e nella fattispecie quella che attiene agli svuotamenti dei rifiuti indifferenziati, che però non sono avvenuti. C’è chi ne ha effettuati solo una parte, chi invece è riuscito a differenziare così bene che in un anno non ha mai esposto il contenitore grigio fuori dalla porta e chi, magari perché domiciliato da un’altra parte, non ha mai usufruito del servizio. In ogni caso, in base a quanto previsto dalla normativa che ha introdotto il porta a porta nei comuni dell’Empolese Valdelsa, tutti dovranno pagare quegli svuotamenti minimi stabiliti per legge anche se mai effettuati. Una questione di rispetto delle regole per chi gestisce il servizio, che però si trasforma in sopruso agli occhi di chi sarà chiamato a versare diverse decine di euro per qualcosa di cui non ha mai beneficiato. E’ questo il sentimento diffuso tra chi ha innescato la protesta che in pochi giorni si è riversata lungo le linee telefoniche dei call center di Publiambiente. Le proteste.
«Mia figlia si è ritrovata a dover pagare una bolletta per la Tia di quasi ottanta euro per un’abitazione dove non ha praticamente mai abitato lo scorso anno – racconta Iva Buggiani, una delle persone che hanno segnalato il problema in questi giorni – e di questi ben 54 euro fanno riferimento a svuotamenti dei rifiuti indifferenziati che non sono mai stati fatti. Lei, infatti, ha la residenza in una abitazione di Limite, ma nel periodo di riferimento non è mai stata a casa. Mi chiedo, quindi, perché mai dovremmo pagare per un servizio che non ci è mai stato prestato perché non ne avevamo necessità. Mi sembra una cosa assurda, addirittura incostituzionale».
E che, come accennato, mette in evidenza i nervi scoperti da una crisi che non dà tregua. «Finora avevamo sempre pagato senza mai protestare – continua – ma con il continuo aumento dei prezzi e delle tariffe delle utenze le spese si ingigantiscono e la crisi picchia duro. Passino le spese fisse, ma per quanto riguarda i servizi di cui non abbiamo usufruito non intendiamo pagare. E’ un sopruso e basta».
Il tenore, d’altronde, è quello delle decine di altre testimonianze fatte nell’ultima settimana. La risposta. Dal canto suo Publiambiente ricorda che questo regime è previsto dalla tariffazione unica di Circondario introdotta con il nuovo sistema di raccolta dei rifiuti e che anche gli svuotamenti minimi servono ad ammortizzare i costi di un servizio che si è fatto di colpo molto più oneroso rispetto al passato. «Gli svuotamenti minimi – si legge in una nota dell’azienda che gestisce il servizio –sono determinati in base alla produzione media di rifiuti indifferenziati di ogni componente del nucleo familiare, stimando una produzione pro capite di 60 litri all’anno. Inoltre per determinare gli svuotamenti minimi viene calcolata anche la volumetria del proprio contenitore. Questo non dipende dal gestore del servizio, ma da quanto previsto nei regolamenti e nelle delibere comunali dei diversi enti».
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