La manifestazione
«Costretta a saldare un debito che non è mio»
EMPOLI. Tra le proteste di chi si è trovato a pagare gli svuotamenti di indifferenziato non effettuati, c’è anche chi è stato costretto a saldare un debito non suo per chiudere un’utenza. E’ il...
EMPOLI. Tra le proteste di chi si è trovato a pagare gli svuotamenti di indifferenziato non effettuati, c’è anche chi è stato costretto a saldare un debito non suo per chiudere un’utenza.
E’ il caso di Patrizia Pagliai, a cui sono state addebitate le spese relative al contratto tra l’ex inquilino e Publiambiente.
«Alla fine dello scorso anno – scrive la signora in una lettera – un mio inquilino se ne è andato lasciando vicino al garage i contenitori per la raccolta differenziata. Non potendo più contattare questa persona, mi sono informata direttamente presso gli uffici di Publiambiente su come mi dovevo comportare. Non sapevo se dovevo restituirli o se sarebbero rimasti a me, ma temevo che in quest’ultimo caso avrei dovuto pagare dei costi fissi legati all’utenza».
Così la signora ha riconsegnato i contenitori.
«Ma per poterlo fare – continua – mi è stato detto che avrei dovuto intestarmi l’utenza, altrimenti non sarebbe stato possibile. Così ho fatto, specificando che l’appartamento era praticamente vuoto e non c’era produzione di rifiuti».
Ma per chiudere definitivamente l’utenza è stata costretta a pagare.
«In due giorni ho risolto, ma per chiudere ho dovuto saldare una bolletta di 24 euro per una cosa che riguardava solo l’ex inquilino e la società che gestisce il servizio di raccolta. Il contratto era fra questi due soggetti, ma il conto è toccato a me».
E attacca. «Questi sono regolamenti assurdi e senza senso. L’unico obbligo che abbiamo è continuare a pagare: ci sentiamo usati e tartassati».
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