Toscana
Ogni giorno sparisce un’azienda della zona
Secondo la Camera di commercio sono state cancellate 220 attività in 5 anni Le maggiori difficoltà in Valdelsa, a difendersi meglio solo il settore dei servizi
EMPOLI. Se ci trovassimo in una foresta saremmo di fronte alla morte di un albero ogni settimana, da cinque anni a questa parte. Le conseguenze sarebbero più che ovvie: l’ossigeno comincerebbe a scarseggiare, l’ecosistema si impoverirebbe e pian piano il livello di vita di flora e fauna si abbasserebbe. Ecco, quello che sta succedendo al tessuto produttivo dell’Empolese Valdelsa è proprio questo. I dati della Camera di commercio di Firenze, infatti, fotografano un lento e progressivo declino nella demografia delle aziende. Un flessione che parla di 220 saracinesche che dal 2008 al 2012 si sono abbassate per non rialzarsi più. Solo tra l’anno scorso e il precedente sono state una cinquantina. E i dati presentati si riferiscono al saldo delle imprese attive, quindi considerano esclusivamente le chiusure non rimpiazzate da nuove aperture. L’orizzonte carico di nubi, d’altronde, non accenna a schiarirsi se è vero quello che i rappresentanti locali di Cna e Confesercenti hanno dichiarato nei giorni scorsi e cioè che nel primo trimestre 2013 i dati mostrano una mortalità di un’attività al giorno.
In generale, l’Empolese Valdelsa nell’ultimo quinquennio ha fatto decisamente peggio rispetto all’intera provincia perdendo l’1,2% delle aziende a fronte di una diminuzione che a livello provinciale è stata dello 0,3%. In numeri assoluti siamo passati dalle 17.874 imprese attive nel 2008 alle 17.654 dello scorso anno. L’andamento, tuttavia, non è omogeneo in tutti i comuni dell’area. Le principali realtà della Valdelsa, Certaldo e Castelfiorentino, e Vinci risultano essere quelli con le maggiori difficoltà. Nel primo la flessione ha superato addirittura il 7% con una perdita in valori assoluti di 122 attività, mentre negli altri due si è attestata a poco meno del 5% (nel complesso sono andate in fumo 174 aziende).
Ma non sorridono nemmeno Montelupo e Montespertoli, dove si sono registrate perdite seppur più limitate (-33 e -11). Mentre, rimanendo sui numeri, sembrano godere di migliore salute nell’ordine Capraia e Limite, Fucecchio, Cerreto, Empoli, Gambassi e Montaione con un incremento totale di poco più di 260 aziende. Anche se c’è poco da sorridere, visto che questa tenuta sembra molto meno salda se si vanno a vedere le oscillazioni all’interno dei vari settori produttivi. Tanto è vero che l’unico che sembra aver retto e anzi aver accresciuto in maniera significativa (l’incremento del manifatturiero, infatti, è inferiore al punto percentuale) il numero delle proprie attività è quello dei servizi. Un ambito questo che però non può fare argine al crollo degli altri, dal momento che soprattutto a livello occupazionale non garantisce standard comparabili a comparti come l’edilizia o il commercio.
Mettendo a confronto il 2011 e il 2012 ci si accorge che, a fronte della crescita delle aziende nel settore dei servizi (+1,6%) e del manifatturiero (+0,9%), negli altri la flessione è ancora più drammatica: il commercio perde lo 0,2% delle attività, anche se c’è da dire che in questo ambito il ricambio è più agevole e continuo, l’agricoltura l’1,3%, mentre l’edilizia, che è il campo oggettivamente più sofferente, ben il 3,5%. In assoluto, il saldo degli esercizi commerciali ha fatto registrare la perdita di 8 unità, mentre sono state chiuse e non rimpiazzate 26 aziende agricole e ben 107 imprese edili. Il contraltare è costituito dal saldo positivo di 33 attività manifatturiere e di 67 società di servizi.
Marco Pagli
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