Inps beffa 300 pensionati rivuole la quattordicesima
In partenza le lettere per il recupero delle somme versate nel 2010 I controlli hanno verificato redditi più alti di quelli auto-certificati
EMPOLI. «A seguito delle verifiche reddituali, lei dovrà restituire la quattordicesima riscossa senza averne i requisiti. Provvederemo direttamente a decurtare la somma (fino a 504 euro, ndr) dalla pensione in trentasei comode rate, a partire dalla mensilità di giugno 2013». È questo il tenore della lettera che l’Inps ha inviato ad almeno trecento pensionati dell’Empolese Valdelsa per il recupero delle somme versate “sulla fiducia” nel 2010 dall’Istituto di previdenza. I controlli hanno dimostrato che i redditi dei destinatari della lettera sono in realtà più alti di quelli auto-certificati. Sono già decine i pensioni che nelle ultime ore hanno bussato agli sportelli dell’Inca Cgil e dell’Inps – avviso alla mano – per ricevere chiarimenti e chiedere verifiche sulla propria posizione.
Cos’è. La quattordicesima fu istituita dal governo guidato da Romano Prodi nel 2007 per dare un aiuto alle fasce più deboli, cioè agli ultrasessantaquattreni titolari di pensioni basse. Per richiederla – ogni anno – basta dichiarare un reddito presunto. Le autocertificazioni relative al 2010 nelle scorse settimane sono state confrontato dall'Inps con i redditi reali. E in centinaia di casi è emerso che quest’ultimo superava il tetto massimo stabilito dalla legge per usufruire della quattordicesima.
I requisiti. La legge prevede una serie di requisiti, contributivi e reddituali, in base ai quali viene stabilita la somma aggiuntiva. Per l'anno 2010 il limite massimo del reddito era di 8.988,92 euro all'anno (per il 2012 è salito a 9.370 euro), con la somma aggiuntiva che varia da 336 a 504 euro anche in base al numero di anni e al tipo (dipendenti o autonomi) di contribuzione. Tradotto in mensilità significa una pensione inferiore a 680 euro lordi.
Cos'è successo. La quattordicesima è stata liquidata a suo tempo in via provvisoria, con l'Inps che si riservava la facoltà di effettuare i controlli. Ora che ha ricevuto dall'Agenzia delle entrate i redditi reali, l'incrocio dei dati con quelli allora dichiarati dai pensionati ha fatto emergere le anomalie. I richiedenti infatti allora avevano dichiarato un reddito presunto per l'anno ancora in corso: ma se poi alla pensione si sono aggiunti, per esempio, un contratto di collaborazione, una rendita catastale o qualsiasi altra fonte di reddito, anche minima ma tale da far superare la soglia, il diritto alla quattordicesima è decaduto. Ma al danno (magra consolazione) non seguirà la beffa: nessuno indagherà se l'errore è stato commesso in buona fede o meno: non scatteranno accertamenti fiscali.
Gli step. Nel corso del mese di febbraio l’Inps ha effettuato la verifica della somma aggiuntiva corrisposta nel 2010. «Secondo le disposizioni vigenti – si legge in una nota dell’Istituto di previdenza – per la corresponsione della quattordicesima per il 2010 è stato preso il reddito da pensione relativo all’anno 2010, memorizzato nel Casellario centrale pensioni, mentre per i redditi diversi da pensione, è stato valutato: il reddito dell’anno 2010 nel caso di prima concessione; il reddito dell’anno 2009 nel caso di concessione successiva alla prima».
Conguagli. Dove i conti non tornano scattano i conguagli. Quelli a credito (perché può anche capitare) verranno posti in pagamento con la mensilità di aprile, mentre quelli a debito saranno ripartiti in 36 rate e saranno recuperati a partire dalla mensilità di giugno 2013. La scelta di spalmare il prelievo su tre anni, indipendentemente dall'importo totale, «è stata fatta per rendere meno oneroso il recupero in considerazione del contestuale momento di disagio che interessa specialmente le fasce più deboli dei nostri utenti».
Errori. A inquietare i pensionati che hanno ricevuto l’avviso di revoca della quattordicesima 2010, c’è anche un altro aspetto: la comunicazione presenta infatti dei caratteri anomali, come punti interrogativi al posto della virgola: «Si tratta – fanno sapere dall’Inps – di un mero errore di stampa. Pertanto non è necessario recarsi agli sportelli per chiedere chiarimenti in merito».
Francesco Turchi
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