In cerca di cibo fra i rifiuti di discount e mercati
Sono sempre più le persone che prendono d’assalto gli scarti degli ambulanti E la notte l’obiettivo si sposta sui punti vendita della grande distribuzione
EMPOLI. Di giorno decine di clienti escono dai supermercati del circondario con i carrelli stracolmi di cibarie di ogni tipo, buste della spesa piene di alimenti che, magari, per un motivo o per un altro in gran parte verranno buttati via. La notte, invece, c’è chi al supermercato ci va per trovare qualcosa da mangiare nei cassonetti dei rifiuti. La crisi non fa sconti e pesa come un macigno sulle finanze delle famiglie, per le quali ormai è diventato difficile anche fare la spesa.
E così, sono sempre di più le persone in difficoltà che si avventurano alla ricerca di qualcosa di commestibile tra i gli scarti lasciati da discount e supermarket. Cosa che accade pure alla luce del sole, dopo i mercati cittadini e rionali. Frutta anche ammaccata, ortaggi non più freschi, scarti di macelleria che vengono gettati nell’immondizia e finiscono per diventare il pasto di un sacco di uomini e di donne che, presi dalla disperazione, sono costrette a rovistare tra gli avanzi.
Sembra incredibile, ma facendosi un giro dopo mezzanotte vicino ai supermercati della zona si può capire quale sia davvero la realtà. Basta fermarsi davanti al Penny Market che si trova sulla Tosco-Romagnola, a Empoli, per vedere nelle ore notturne un via vai di persone “armate” di buste: si avvicinano ai cassonetti dell’organico e, forzando i lucchetti, si portano a casa tutto quello che ci può essere di commestibile. Lo stesso accade al discount Eurospin di Sovigliana, dove ormai ogni due tre giorni c’è quello che si potrebbe definire un ritrovo di persone che vanno a fare spesa nei cassonetti. «È un fenomeno in costante crescita – sottolinea Roberto Marzi, presidente della catena di supermercati Marzi e Fulignati – prima casi del genere avvenivano raramente mentre adesso c’è una certa frequenza. Purtroppo la situazione economica sta diventando sempre più critica. I cassonetti dell’organico che mettiamo fuori sono chiusi ma non ermeticamente e molti scavalcano il cancello e aprono i contenitori. Lo abbiamo visto anche dalle immagini delle telecamere a circuito chiuso e devo dire che se in passato a compiere questi gesti erano persone che vivevano situazioni particolari, adesso c’è anche gente comune. Noi – conclude Marzi – come altre catene cerchiamo di fare il possibile, la merce invenduta la diamo alla Caritas e quella non commestibile per l’uomo al gattile di Empoli. Nell’organico finiscono solo gli scarti veri e propri». Anche iIntorno alle Coop, dopo l’orario di chiusura, c’è un grande via vai di persone, ma qui i contenitori dell’umido si trovano in dei luoghi chiusi e sono più difficili da raggiungere.
In tanti sono titubanti nel chiedere aiuto alle organizzazioni predisposte come Caritas e Misericordia, così la strada più semplice sembra essere quella della spesa tra i rifiuti. E se dopo il tramonto si va al supermarket, in cerca del cibo buttato via, di giorno non è difficile vedere persone che, dopo il mercato cittadino, frugano tra i resti lasciati dagli ambulanti che commerciano frutta e verdura. Proprio quando questi ultimi caricano il camion e abbandono la loro postazione intorno alle 14, nella zona dello stadio Castellani, inizia una “processione” di persone, un vero e proprio mercato dei poveri. Anziani soli o in coppia, persone in evidente stato di indigenza, ma non manca anche gente comune: casalinghe, uomini di mezza età. Clienti insospettabili, protagonisti di scene che fanno tornare alla mente i periodi più neri della nostra storia. Arrivano a piedi, con tre o quattro sacchetti in mano, altri in sella alla loro bicicletta pedalano con aria disinteressata e dopo aver dato un’occhiata intorno, con la certezza di non essere osservati, si infilano in tasca 3 o 4 arance, un paio di pomodori che a chiamarli così ci vuole coraggio. Alcuni rimangono chiusi nella loro auto e aspettano che il grosso della gente se ne sia andato, altri invece vorrebbero, ma poi ci ripensano e tornano indietro, perché l’imbarazzo e la vergogna a volte sono più grandi anche dalla fame.
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