Sicurezza
Mercati vietati il Primo Maggio è scontro tra sindaci e ambulanti
I Comuni di Certaldo, Fucecchio e Capraia e Limite hanno negato la deroga per motivi ideologici Ma Confesercenti si ribella: «Negato un possibile guadagno a 300 famiglie: pronti alla mobilitazione»
EMPOLI. Mercati settimanali vietati il Primo maggio in tre comuni del circondario. I Comuni bocciano la richiesta di deroga presentata dagli ambulanti, in nome del rispetto della Festa dei lavoratori. E Confesercenti è pronta alla mobilitazione, «contro una scelta ideologica, che dimostra ancora una volta il distacco della politica dal paese reale e danneggia trecento ditte individuali o familiari», sintetizza il coordinatore Lapo Cantini di fronte a una decisione, presa dalle amministrazioni comunali di Certaldo, Fucecchio e Capraia e Limite che sembra destinata ad alzare un polverone. I sindaci – è bene puntualizzarlo – hanno esercitato un loro diritto, concedendo agli ambulanti, come prevede il regolamento, la possibilità di “recuperare” l’appuntamento. Ma per chi ha un banco questo significa comunque “perdere” un mercato. E con la crisi che morde non è facile dover riununciare a una giornata di lavoro per scelta degli altri.
Il caso. La patata bollente è nelle mani delle tre amministrazioni comunali da alcuni giorni. Da quando ciò l’Anva Confesercenti, in concomitanza con l’avvicinarsi del Primo Maggio, ha chiesto l’autorizzazione a svolgere regolarmente il mercato settimanale in quei paesi dove l’appuntamento con lo shopping tra i banchi si tiene solitamente il mercoledì: Limite sull’Arno, Certaldo e Fucecchio. I regolamenti prevedono infatti che in caso di festività il mercato viene anticipato, a meno che il Comune non conceda una deroga. Che, infatti, stavolta era stata chiesta.
Colpa della crisi. Il motivo? «Anticipare il mercato al martedì, per un ambulante significa perderne uno: chi ha un banco in una di queste tre località il mercoledì per tutto l’anno, è evidente che il martedì è presente a un altro mercato. Di conseguenza dovrebber rinunciare comunque a un giorno di lavoro. E mi sembra difficile da spiegare a chi ha un’attività del genere che deve rinunciare a un introito esclusivamente per un motivo ideologico: qui non ci sono – tranne in rari casi – dipendenti. Si tratta di attività individuali o a conduzione familiare».
Comuni. Ma le amministrazioni comunali sono andate avanti per la loro strada: il Primo maggio è la festa dei lavoratori e va rispettata. Vietando, di conseguenza a trecento lavoratori di svolgere la loro attività. Ed evitando così anche una buona dose di problemi organizzativi. Perché il mercato settimanale va anche gestito, soprattutto a livello di polizia locale, già impegnata, in alcuni casi anche nelle manifestazioni dei lavoratori.
L’anticipo. L’assessore Massimo Talini aveva già fatto intendere di voler negare la deroga. Poi ha trovato anche il supporto della giunta fucecchiese: «Il 1° maggio è un giorno di festa per i lavoratori. Inoltre a Fucecchio c’è anche il corteo. Per quanto ci riguarda il mercato di piazza XX Settembre è anticipato a martedì 30 aprile, come prevede il regolamento».
Il recupero. Anche la giunta Campinoti ha negato l’ok all’Associazione dei venditori ambulanti: «Per quanto riguarda il commercio – spiega l’assessore Giacomo Cucini – c’è la liberalizzazione, noi non abbiamo la possibilità di intervenire e quindi ci adeguiamo alle scelte dei negozianti. Per i mercati invece, si fa riferimento ai regolamenti comunali ed è la giunta a decidere sulle deroghe: noi siamo convinti che la Festa dei lavoratori sia un simbolo da salvaguardare. Siamo tuttavia disponibili ad anticiparlo o a recuperare il mercato in altra data, in accordo coi venditori ambulanti». Sulla stessa scia il sindaco Enrico Sostegni in merito al mercato di Limite: «Se vogliono anticiparlo non c’è problema. Ma il Primo maggio il mercato non ci sarà. Perché significherebbe anche obbligare a lavorare anche la polizia municipale».
Aria di tempesta. Il coordinatore di Confesercenti, Lapo Cantini, annuncia battaglia: «Mi aspettavavo un atteggiamento diverso. Siamo pronti alla mobilitazione: un principio ideologico, in questa situazione economica, non può essere sufficiente a far perdere una giornata di lavoro a trecento famiglie».
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