Sicurezza
La via del Ponte e i platani malati
Era lo “struscio” estivo di Fucecchio, ora mette tristezza
FUCECCHIO. Noi andavamo, verso le sei del pomeriggio, in particolare la domenica di primavera e d'estate, insù e ingiù: dal bar d'Argene fino a dov'erano i platani, l'occhio attento alle ragazzine. Il viale, vero e proprio, iniziava all'incrocio con via Mazzini e terminava molto prima del ponte, in pratica al sottopassaggio, che serviva - nei giorni di lavoro - al trenino della fornace D'Andrea, destinazione i campi dov'era la terra necessaria per la fabbricazione dei mattoni.
I platani, uno accanto all'altro, messi così dai nostri antenati, a metà dell'Ottocento, in occasione della costruzione del ponte, rendevano la zona fresca, un sollievo. Sì, la via del Ponte (ora via Roma e viale Gramsci) era lo "struscio" dei fucecchiesi. Era anche la via obbligata per raggiungere la Casa di Suero e, da lì, le spiaggette dell'Arno per le "fagiolate".
Ora, a vederla com'è ridotta, spelacchiata, trafficata, mette quasi tristezza. Nel primo tratto, pochi platani si sono salvati, per il momento. Quelli abbattuti erano vuoti, sfatti dalla malattia, dal cosiddetto cancro colorato. Nel secondo tratto, a ridosso del ponte, invece, sono sani, perché più giovani (sono stati collocati alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso). E ora fanno bello l'ingresso a Fucecchio, venendo da San Pierino.
Il platano. A dire il vero, ha un legno resistente anche all'inquinamento pesante. Buono per la costruzione delle navi, nel tavolame e nell'imballaggio. Le sue origini sono sconosciute. Forse la specie che conosciamo è un ibrido di una pianta originaria della penisola balcanica.
Riccardo Cardellicchio
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