Italia
La storia della gatta che andava sulla tomba del “migliore dei mici”
A scoprirla fu Ciorli in un magazzino del centro storico La notizia superò i confini locali e spopolò pure in Germania
FUCECCHIO. Quando si vede un gatto nero, in genere si cambia strada: perché? Non è vero, ma ci credo, che porti male. Non ci credo, ma è vero, che porti male. E invece a incuriosirsi nel seguire una gatta abitudinaria, si può anche avere una sorpresa: arrivando al ritrovamento di una strana tomba, nel centro storico del centro storico. «Ho notato che una gatta nera, randagia, ogni volta che trovava aperto un magazzino solitamente chiuso perché in disuso, s'intrufolava sorniona sotto un cumulo di vecchie masserizie ammassate in un angolo. Nessuno la molestava, e non miagolava, però quatta quatta ci s'infilava», raccontò un giorno del giugno 1998 Franco Ciorli, fondatore e presidente del Gada (Gruppo Archeologico Difesa Ambiente), scomparso alcuni giorni fa.
Cosa ci andasse a fare l'animale in quel fondo, non si sa. Ma si può immaginare, forse con un pizzico di fantasia, dopo che il Ciorli incuriosito - ma impossibilitato a incunearsi come il felino - ha chiesto al proprietario del fondo se lui stesso, Ciorli, poteva farsi un po' largo tra le masserizie. E in più, per giustificare la strana richiesta, cui il proprietario aveva già opposto «ma chi te lo fa fare?», Ciorli aveva insistito: «Il Gada cerca vecchi attrezzi per aggiungerli a quelli già in possesso, per un futuro museo delle arti e dei mestieri a Fucecchio». Fortunatamente trovò l'appoggio di una vicina, che da brava massaia, aggiunse: «Ma sì, almeno verrà fatta un po' di pulizia. Forse là sotto ci sono i topi». Per Ciorli, pensionato, archeologo dilettante, è stata una piccola bugia e una grossa fatica; ma n'è valsa la pena: infatti in fondo a tante cose inutilizzate e accantonate, tra cui la gatta nera riusciva a trovare un passaggio, è venuta alla luce una piccola lapide tombale, di marmo, quasi illeggibile nella vecchia iscrizione incisa. Dapprima s'è potuto decifrare la scritta "Qui riposa Tonfo, il migliore", marzo 1959".
«Tuttavia non capivo - raccontò Ciorli - perché, invece della foto, c'era scolpita a mano, con discreta tecnica, l'effige di un gattone. Non un gatto di razza, ma un micio normale con lunghi baffi, aria furba e orecchie ritte». Poi, continuando a ripulire, è venuta fuori l'iscrizione intera: "Il migliore dei mici". Con la data completa della vita: "Maggio 1957-marzo 1959". Così il presidente del Gada scattò qualche foto per documentazione, però in cambio di una promessa al proprietario del fondo sul segreto assoluto sul luogo. Perché, anche se di un gatto, è pur sempre una tomba. «Dunque un posto che merita rispetto - ha detto il proprietario - e questa dev'essere stata anche la volontà di chi l'ha realizzata».
Infine, nel compilare la scheda per l'archivio, Franco Ciorli ha cercato con discrezione di scoprire qualche altro particolare della vicenda. Chi era il gatto, che quasi quarant'anni prima, ormai invece oltre cinquanta, ebbe tanta importanza da meritare una tomba? A memoria, nessuno lo ricorda nel vicinato. Anche perché gli inquilini sono cambiati nel tempo. «Ma possibile - è l'annotazione conclusiva e curiosa di Ciorli - che se lo ricordi tuttora la nera gatta randagia, a distanza di anni e di generazioni?». Il gatto, come pure la piccola lapide, furono fotografati da Franco Silvi per il Tirreno. La notizia, troppo singolare per restare in cronaca locale, venne poi diffusa dall'agenzia giornalistica Ansa, e Ciorli aveva anche un ritaglio della successiva pubblicazione in un giornale tedesco. E poi uscì anche sul "Giornale dei Misteri" a firma di Fulvio Rendhell, intitolata "Spiriti animali", come spunto per dissertare sull'aldilà degli amici a quattro zampe. Questo l'incipit del commento: «Come spiegare un fatto così strabiliante? Chi è fermamente convinto che tutte le creature abbiano una vita affettiva, emozionale e di rapporti spirituali, può trovare spiegazioni in varie ipotesi: reincarnazione, forti legami di parentela, richiamo spiritico, solidarietà tra felini, sorta di impulso a una religiosità istintuale. Quale sia quella valida non interessa più di tanto, ma interessa notare la conferma che gli animali hanno comportamenti intelligenti, e agiscono secondo una logica e con una sensibilità simile agli esseri umani».
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