Il Tirreno

Empoli

Sciopero per l’agguato al sindacalista

Sciopero per l’agguato al sindacalista

La Cgil: «Lunedì un’ora di protesta con il presidio». L’azienda: «Siamo dispiaciuti per l’operaio, anche noi siamo parte lesa»

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EMPOLI. Un’ora di sciopero alla fine del turno in tutte le aziende dell’Empolese Valdelsa e presidio dei lavoratori davanti alla sede della Mac autoadesivi di Capraia. La Cgil si ribella alla violenza, «alla bestiale brutalità» contro un suo delegato della Rsu, picchiato all’uscita dall’azienda dopo una giornata di lavoro e finito al pronto soccorso, da dove è uscito con una prognosi di dieci giorni. Massimo Menichetti, 46 anni, fucecchiese, pestato a sangue da tre uomini che gli hanno contestato una presa di posizione nell’attività sindacale, ha raccontato il suo dramma attraverso il nostro giornale, mercoledì scorso. E ieri la Cgil ha illustrato la controffensiva «necessaria – ha sottolineato il segretario della Camera del lavoro, Rossano Rossi – per rispondere a un atto fascista, che testimonia come il clima si sia fatto pesante negli ambienti di lavoro».

L’attacco. La mobilitazione è fissata per lunedì: «L’aggressione subita da Menichetti – esordisce Stefano Scibetta della Filctem – è un atto gravissimo, per la violenza e per il fatto che è legata all’attività sindacale svolta dal delegato». Dopo il nostro articolo, alla sede della Cgil di Empoli e allo stesso Menichetti, sono arrivate decine di messaggi di solidarietà. Ma è mancato – secondo il sindacato – il supporto dell’azienda: «Si sono fatti vivi soltanto ieri sera (giovedì, ndr): noi avevamo chiesto un incontro, ma hanno risposto che sono stati impegnati con questioni di bilancio. Si sono limitati a sottolineare che il fatto è avvenuto al di fuori del cancello dell’azienda». Dove tre uomini – che Menichetti avrebbe riconosciuto «come colleghi che lavorano nella ditta accanto alla sua, che fa parte dello stesso gruppo» – lo avrebbero atteso e pestato.

Giornata d’inferno. «Nel pomeriggio di venerdì 5 aprile io e l’altro delegato, Marco Giacomelli - spiega l’operaio pestato - abbiamo avuto un incontro con l’azienda. A causa della sostituzione di una caldaia è necessario lo stop di cinque giorni nel mio reparto. Loro volevano che si recuperassero quei giorni obbligatoriamente il sabato, noi abbiamo chiesto che fosse lasciata la libertà di scelta ai lavoratori. C’è stato uno scontro aspro. E l’accordo è saltato». Poi Menichetti è tornato a lavorare. Fino alle 22: «Sono uscito - racconta - sono salito sulla mia auto, parcheggiata sul piazzale tra l’azienda e il supermercato. Ho messo in moto. Mi si è avvicinato uno che conosco perché lavora nella ditta “gemella”. Sono sceso perché pensavo che volesse un chiarimento. Sono arrivati altri due suoi colleghi. Mi hanno detto: “Da te ci sono ragazzi che vogliono lavorare il sabato e te hai detto di no”. E giù botte». In seguito, l’operaio spiega « di esser rimasto male perchè l’azienda mi ha contestato il fatto che l’ambulanza sia entrata all’interno della sua proprietà dove io mi ero rifugiato dopo essere stato liberato».

Silenzi e paure. Sotto choc anche Giacomelli: «Fa male il silenzio dei datori di lavoro. E anche all’interno della Mac ci sono state ben poche manifestazioni di solidarietà: c’è un clima di terrore. E io da quel giorno vivo con la paura». Anche Silvia Mozzorecchi (Filctem Cgil) stigmatizza il comportamento dell’azienda: «Altri imprenditori mi hanno telefonato per capire che cosa è successo. Da via delle Ginestre, invece, nessun segnale».

Il segretario. Il segretario Rossi ci va giù duro: «Questo atto fascista ha tanti mandanti in una società dove in troppi si divertono a negare il valore della rappresentanza sindacale, della Costituzione o ad auspicare il superamento dei Viaggi della memoria, si rischia il ritorno al fascismo. Bisogna fare attenzione, perché la crisi economica ha peggiorato le condizioni di molti lavoratori: oggi il proprietario dell’azienda, in molti casi, pensa che il fatto di garantire un lavoro a un dipendente gli dà il diritto di calpestare i suoi diritti».

L’azienda. La Mac – dal canto suo – respinge con forza le accuse dei sindacati e di Menichetti: «Siamo molto dispiaciuti per ciò che è accaduto e lo abbiamo detto direttamente anche al nostro dipendente, che abbiamo sentito telefonicamente – spiega Andrea Puccianti – ma in tutta questa faccenda la parte lesa è la Mac. Inoltre abbiamo più volte invitato Menichetti – anche attraverso una raccomandata – a fare i nomi dei presunti aggressori, in modo tale da permetterci di prendere eventuali provvedimenti disciplinari. Ma non abbiamo ricevuto risposta». Il delegato Rsu sostiene di aver fornito i nominativi alla polizia, che però non può intervenire d’ufficio perché il certificato – almeno per ora – è inferiore ai dieci giorni. Lo stesso Menichetti ha assicurato che sarà lui, la prossima settimana, a sporgere querela.

Francesco Turchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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