Gioco
Agguato al sindacalista all’uscita dall’azienda
L’operaio pestato a sangue da tre uomini a Capraia è finito all’ospedale «Hanno contestato una mia presa di posizione, ora vivo nel terrore»
FUCECCHIO. «Sono stato picchiato a sangue all’uscita dal lavoro. È stata una spedizione punitiva. Sono finito al pronto soccorso e ora ho paura. Ma voglio denunciare questo schifo». Massimo Menichetti, 46 anni, fucecchiese, è delegato Rsu della Mac autoadesivi, azienda di Capraia Fiorentina. L’aggressione risale a venerdì scorso. Ma l’uomo è ancora sotto choc. Racconta con il terrore negli occhi quei minuti di follia. Si commuove quando pensa alle bugie che ha dovuto raccontare al figlio di sei anni per dare una spiegazione plausibile a quel volto tumefatto con il quale si è ripresentato da lui in piena notte. Massimo ha in mano un referto del pronto soccorso di Empoli, dove è arrivato con sintomi quali trauma cranico, facciale commotivo, amnesi, trauma alla spalla, ed è uscito con dieci giorni di prognosi. «Ma non sto ancora bene.
Mentre mostra il documento ripensa a quella maledetta sera. «Nel pomeriggio – racconta – io e l’altro delegato della Rsu, Marco Giacomelli abbiamo avuto un incontro con i vertici aziendali per cercare di risolvere un problema organizzativo. Deve essere fatto un intervento su un caldaia, che richiede il blocco della produzione nel reparto “spalmatrice” dove lavoro insieme a una decina di persone. La proposta dell’azienda era di farci recuperare le giornate lavorative in cinque sabati, pagati come un giorno qualsiasi. Mi sono opposto: poteva andare solo a patto che fosse facoltativo per il lavoratore, e non obbligatorio. C’è stata una discussione molto aspra». Come spesso avviene quando si trovano di fronte azienda e sindacati. Poi l’operaio fucecchiese, sindacalista Cgil, è tornato al lavoro, dove è rimasto fino alle ore 22.
«Terminato il turno – racconta Massimo Menichetti – mi sono diretto verso la mia macchina, parcheggiata nel piazzale tra l’azienda e il supermercato. Mentre stavo per salire mi si sono avvicinati in tre. Credo proprio di averli riconosciuti e l’ho detto anche alla polizia. Mi hanno detto soltanto queste parole: “I nostri amici volevano lavorare il sabato e tu hai detto di no”. E poi hanno iniziato a picchiarmi con calci e pugni, alla testa e su tutto il corpo. Ho cercato di difendermi, ma mi arrivavano colpi da tutte le parti. In tre contro uno: che vigliacchi». Per alcuni interminabili secondi. Fino a quando gli aggressori si sono dati alla fuga: «Sono riuscito a tornare in azienda e a chiedere aiuto. I miei colleghi mi hanno aiutato e li ringrazio. Hanno chiamato l’ambulanza e la polizia: agli agenti ho raccontato quello che ho visto e l’idea che mi sono fatto. Ma il certificato è inferiore a venti giorni e quindi loro non intervengono d’ufficio. Il mio avvocato mi ha detto di aspettare a presentare la querela, perché ancora la prognosi non è definitiva. Ma lo farò, perché gli autori di un agguato del genere vanno puniti. Ho paura. Ma allo stesso tempo credo che sia fondamentale trovare il coraggio di dire le cose come stanno. Ora sul piano fisico sto meglio – assicura il sindacalista fucecchiese – e per fortuna i segni del pestaggio stanno andando via. Tuttavia il terrore resta».
Intanto la proprietà evidenzia l’estraneità dell’azienda ai fatti: «Mi dispiace per quello che è successo – sottolinea Antonella Capaccioli – e che mi è stato riferito da alcuni lavoratori, perché non abbiamo avuto un contatto diretto con Menichetti. Ma tengo a precisare che il fatto è accaduto all’esterno dell’azienda, su un piazzale pubblico, e al di fuori dell’orario di lavoro. Non sono responsabile di ciò che accade ai miei settanta dipendenti fuori da qui. Sicuramente si prova un grande dispiacere quando si verificano episodi del genere, ma l’azienda – conclude la proprietaria della Mac autoadesivi di via delle Ginestre a Capraia Fiorentina – ne vuole rimanere fuori».
@franturchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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