Gite a scuola: un crollo Le famiglie senza soldi
In aumento le richieste di aiuto ai dirigenti per far partecipare i figli Si parte spesso solo grazie a escamotage come gli scambi con altri istituti
EMPOLI. C’era una volta la cara vecchia gita scolastica, momento di svago, ma anche di formazione per gli studenti che trovavano il modo di staccare la spina, imparare e divertirsi allo stesso tempo. Un momento apprezzato sia dagli studenti ma anche dalle famiglie. Oggi però, la crisi pesa come un macigno sulle risorse economiche dei genitori e le gite, programmate dai vari istituti superiori del circondario, sono sempre meno. Nel caso in cui si arrivi ad organizzarle, si scelgono mete più vicine, spesso si preferisce andare in Italia, invece che all’estero per risparmiare un po’. Se con qualche escamotage e grandi sforzi, le scuole riescono a garantire agli alunni i viaggi di istruzione, sono sempre di più i genitori che richiedono contributi per poter mandare i loro figli in gita. Con i tempi che corrono oggi, è sempre più dura trovare quei 400-500 euro, necessari in media per pagare il classico pacchetto, composto da aereo (o autobus), albergo e visite guidate varie e così i genitori si rivolgono agli istituti per avere un piccolo aiuto.
Alla scuola superiore Checchi di Fucecchio il numero dei viaggi di istruzione è rimasto pressoché invariato rispetto agli anni scorsi ma sono ben 25 le famiglie che hanno chiesto un contributo, non avendo a disposizione i mezzi necessari per mandare i figli in gita, quasi il doppio rispetto allo scorso anno, un dato destinato sicuramente a crescere ancora di più in futuro. «Purtroppo - spiega il dirigente del Checchi di Fucecchio Graziano Magrini - i problemi economici che gravano sulle famiglie costringono diversi ragazzi a rinunciare, quest’anno in tanti sono venuti da noi per chiedere un aiuto e nei consigli di classe, uno dei temi più affrontati è sicuramente l’abbattimento dei costi dei viaggi d’istruzione». «Anche per questo motivo - prosegue – investiamo una parte del contributo libero che riceviamo ad inizio anno proprio per alleggerire il costo delle gite, per cercare di garantire a tutti la partecipazione. C’è anche il problema degli insegnanti, che non prendono più i rimborsi per il viaggio, ma fortunatamente, almeno nella nostra scuola, i professori continuano ad accompagnare volentieri gli studenti».
Tante le famiglie che hanno chiesto aiuto anche all’istituto Ferraris-Brunelleschi di Empoli perché non erano in grado di coprire le spese. «Quest’anno nel nostro istituto sono circa una decina le classi che non andranno in gita - spiega la preside Daniela Mancini - anche se alcune sono state escluse dai viaggi perché hanno partecipato all’occupazione. Tanti in maniera informale vengono a chiederci un aiuto perché non sanno come fare a coprire la spesa del viaggio e sono ancora di più quelli che rinunciano». Già, perché se una parte dei genitori comunica i problemi alle scuole, sono in tanti a vergognarsi per non poter pagare, rinunciando in silenzio. E così le classi non partono perché non c’è il numero legale minimo di alunni. «Quattro o cinque sezioni - spiega il preside del liceo Virgilio Alessandro Marinelli - quest’anno non sono partite perché non hanno raggiunto il numero legale dei 2/3 degli alunni. Credo che in questo caso il fattore economico abbia influito molto. Spesso i preventivi che ci vengono mandati in partenza dalle agenzie sono molto cari e puntualmente dobbiamo dimezzarli». Gite troppo care insomma, così i vari istituti oltre a dare qualche contributo, cercano delle soluzioni alternative per consentire a tutti di godersi qualche giorno di svago e istruzione. Come al liceo scientifico il Pontormo di Empoli, dove ad inizio anno è stato fissato un tetto massimo di spesa per le famiglie. «I genitori ci hanno chiesto di ridurre i costi perché non sono più in grado di sostenere cifre così alte - spiega il preside Silvano Salvadori - così abbiamo deciso nel consiglio di istituto, di stabilire una soglia massima di spesa di 300 euro per consentire a tutti i ragazzi di partecipare». Ma la vera salvezza per le scuole sono gli scambi interculturali, che consentono ai ragazzi di girare in tutta Europa, pagando solo il viaggio, visto che alloggiano in casa delle famiglie che li ospitano. «Stiamo promuovendo molto gli scambi all’estero - dice Patrizia Paperetti, dirigente dell’istituto superiore Enriques di Castelfiorentino - a prezzi contenuti si riesce a garantire agli studenti una esperienza importante e soprattutto significativa dal punto di vista formativo». E se alle superiori da qualche parte si riesce a ancora ad andare più critica è la situazione alle scuole medie, come racconta la stessa Paperetti che è anche dirigente reggente della scuola media Bacci Ridolfi di Castelfiorentino. «Quest’anno nella nostra scuola media le gite non sono state fatte - spiega Paperetti - abbiamo deciso ad inizio anno nel collegio dei docenti e tra le varie motivazioni c’è anche quella di non gravare troppo sulla situazione finanziaria delle famiglie».
Alessandro Marmugi
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