Il dolore
Fumata nera alla Shelbox niente cassa integrazione
Nulla di fatto al summit con il curatore fallimentare, oggi lavoratori in assemblea La Cgil: «Si rischiano i licenziamenti in tronco senza una soluzione a breve»
CASTELFIORENTINO. Un’altra fumata nera sul futuro dei lavoratori della Shelbox di Castelfiorentino. Il summit di ieri con il curatore fallimentare non ha dato i frutti sperati. E, almeno per ora, la cassa integrazione straordinaria resta un miraggio per 147 dipendenti che stanno vivendo mesi da incubo. E che stamani si riuniranno in assemblea all’interno dello stabilimento di Castelfiorentino, per fare il punto della situazione e decidere cosa fare.
Quello di ieri avrebbe dovuto essere l’incontro della svolta tra il curatore fallimentare Mario Marchini e i delegati della Rsu castellana. Alla vigilia infatti era stato spiegato ai lavoratori che per garantire l’accesso all’ammortizzatore sociale era necessario un documento – non vincolante – sottoscritto da un privato che manifestasse l’interesse ad approfondire la situazione economica dell’azienda. L’incontro – inizialmente fissato per venerdì scorso – erano stato posticipato a ieri proprio in attesa di questo salvagente. Che invece – secondo quanto si è appreso – non è arrivato. «È stata indubbiamente una doccia fredda – sottolinea Stefano Angelini della Cgil – ci aspettavamo un esito ben diverso. Ma purtroppo al momento i presupposti per accedere alla cassa integrazione straordinaria non ci sono». L’ammortizzatore sociale garantirebbe un reddito ai dipendenti (senza stipendio da quattro mesi) e allo stesso tempo permetterebbe di lavorare con maggiore serenità alla ricerca di un possibile acquirente. Che – secondo quanto trapela – potrebbe anche esserci, anche se la situazione è talmente delicata che tutti gli attori in campo preferiscono mantenere il massimo riserbo sull’operazione: «Se non si trova la quadra in tempi rapidi – sottolinea il sindacalista Angelini – qui si rischia veramente il licenziamento in tronco di tutti i lavoratori», con conseguenze drammatiche per tutta la Valdelsa. Tra i dipendenti – in presidio da mesi – c’è poca voglia di parlare. Lo faranno tra di loro, questa mattina, nell’ambito di un’assemblea, l’ennesima, convocata per decidere la strategia nel momento più delicato: «I lavoratori decideranno cosa fare, quale iniziative intraprendere. Sicuramente chiederemo un nuovo incontro in tempi rapidi, al tribunale e alle istituzioni».
Francesco Turchi
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