Sicurezza
«È ora di scegliere» Un appello di Parrini alla responsabilità
L’ex sindaco di Vinci richiama i colleghi della Camera «Prendiamo esempio da Coppi e Bartali, con la borraccia...»
EMPOLI. Le elezioni ci sono state a fine febbraio. E’ passato oltre un mese. Il Parlamento s’è insediato, ma ancora non funziona: manca un governo. All’orizzonte, neppure lontano, c’è l’incognita della scelta del presidente della Repubblica. E poi ci sono i saggi. E le polemiche, che sembrano l’ingrediente principale della nostra politica, mentre il Paese ogni giorno dà segnali di una crisi più profonda e la gente, oltre a perdere la fiducia, sente sempre più lontani i propri rappresentanti.
Il nostro territorio, l’Empolese-Valdelsa, mai come in questa occasione, è riuscito ad avere, nei due rami del Parlamento, una corposa squadra di propri politici. Dario Parrini, lasciati i panni da sindaco di Vinci, dagli scranni della Camera dei Deputati è un osservatore interno di una realtà che molti cercano di interpretare.
Ha le idee chiare su ciò che il suo partito, il Pd – ma anche gli altri schieramenti – dovrebbero fare. E alla svelta: è il momento delle responsabilità. Vanno fatte delle scelte. Vanno trovate intese ampie su alcuni temi importanti, superando storie personali e etichette. Oppure avere il coraggio di affrontare conseguenze più dolorose, il ritorno alle urne.
I cittadini chiedono di uscire da questo impasse. Insomma, di fare presto.
«Dalle elezioni sono passati quaranta giorni. Un sacco di tempo. E di un governo non si vede l'ombra. È inaccettabile. L'Italia intera ci chiede di sbrigarci, di prendere in un senso o nell'altro delle decisioni. Questo appello è da raccogliere. Una politica che traccheggia mentre l'economia boccheggia è un pericoloso regalo all'antipolitica e al populismo».
Lei, nelle primarie per il premier, si è schierato apertamente con Matteo Renzi. Oggi, le sue ultime affermazioni, vengono discusse e criticate da una parte dei politici. Eppure, forse è proprio il momento di decidere cosa occorre fare.
«Vanno fatte a tambur battente delle scelte. Il Paese è in ginocchio e ha bisogno subito di un governo. Non è il momento dei rinvii. Il senso del
possibile deve prevalere su veti, manfrine e tabù. Occorrono chiarezza e rapidità, realismo e buonsenso. Va ripristinato il primato del “cosa va fatto” sul “con chi lo facciamo”. In questa direzione va l'impegno, encomiabile e giusto, del capo dello stato Napolitano».
E quindi, cosa bisogna fare?
«Una legge elettorale che produca maggioranze omogenee, nette e stabili; l'abolizione delle province e del Senato com'è oggi; il dimezzamento dei parlamentari e il superamento del finanziamento pubblico ai partiti; l'adozione di provvedimenti urgenti su tasse, sistema produttivo e lavoro. Non è pensabile che su queste materie non si riesca, al di là delle storie e delle etichette che ciascuno di noi si porta dietro, a trovare un'intesa ampia. Se l'intesa c'è, la si attui a tempo di record e poi si torni a votare con regole sane e moderne, ognuno dalla propria parte e rigorosamente alternativo agli altri. Se l'intesa non c'è, se ne traggano senza indugi le inevitabili seppur dolorose conseguenze. Una cosa è certa: menare il can per l'aia è insostenibile. Le famiglie e le imprese che soffrono vogliono delle soluzioni, non un catalogo di preclusioni».
E’ il momento delle responsabilità, insomma. Che devono essere assunte superando steccati ideologici, interessi di parte o personali.
«Sono sicuro che questo sforzo di responsabilità nazionale vedrà il Pd in prima fila, unito e forte. E auspico che le altre forze politiche non siano da meno. Pochi giorni fa ero a un dibattito con Alfredo Martini, 92 anni, grande uomo di sport e grande italiano. “Caro onorevole – mi ha detto - Coppi e Bartali si sfidarono duramente tutta la vita. Ma, quando servì, seppero passarsi la borraccia senza tentennare. Noi cittadini vogliamo dei politici che all'occorrenza sappiano passarsi la borraccia, dando la preminenza, in un frangente drammatico, a ciò che può momentaneamente unirli”. Parole preziose».
E poi c’è Grillo: cosa pensa del Movimento Cinquestelle, così corteggiato a lungo da Bersani?
«Il Movimento 5 Stelle poteva essere una forza di cambiamento. Per ora, invece, si è rivelato solo buono a dire “no”. I grillini stanno sprecando una grande occasione. Pur essendo sempre stato contrario a inseguirli, spero che al loro interno possano prima o poi imporsi i più ragionevoli. Intanto registro che l'altro giorno l'estrema destra francese ha elogiato il M5S dicendo “sull'Europa la pensiamo allo stesso modo”. Voglio essere molto netto: l'Europa dell'austerità fine a se stessa che ha in mente la Merkel non mi piace. Ma quella nazionalista e xenofoba sognata da Marine Le Pen è molto peggio. È un incubo».
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