Il Tirreno

Empoli

Cambiano le regole per migliaia di lavoratori

di Marco Pagli
Cambiano le regole per migliaia di lavoratori

Intermittenza, boom nel circondario ma ora la prestazione va comunicata prima La Cgil resta critica: «Non viene comunque garantita la piena tutela dei diritti»

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EMPOLI. Cambiano le regole per il lavoro intermittente. Con il decreto interministeriale emanato il 27 marzo scorso, infatti, vengono definite e chiarite le novità in materia di lavoro a chiamata introdotte dalla riforma Fornero. Il cambiamento principale, dopo l'introduzione della necessità di stipula del contratto prima dell'effettivo avviamento al lavoro contenuta nel decreto Semplificazioni del febbraio 2012, consiste nell'obbligo di comunicare preventivamente, e non più in seguito alla prestazione, la chiamata da parte del datore di lavoro. Un cambiamento che interesserà migliaia di lavoratori nell'Empolese Valdelsa. La tipologia dei contratti a chiamata è quella che è cresciuta maggiormente negli ultimi anni in termini di avviamenti. I dati dell'Osservatorio del mercato del lavoro territoriale mostrano un vero e proprio boom dal 2008 ad oggi, con percentuali di incremento a quattro cifre. Le nuove disposizioni introdotte mirano a regolare in qualche modo un settore in espansione e a fortissimo rischio evasione. «Non è un caso che negli ultimi anni sia la tipologia cresciuta di più - attacca Rossano Rossi, segretario della Camera del lavoro di Empoli - alcuni degli accorgimenti presi, come la comunicazione preventiva, riportano la situazione ad un minimo sindacale che prima non esisteva nemmeno. Rimane il fatto che questa è una forma di lavoro che impedisce la piena tutela dei diritti dei lavoratori e che lascia un vuoto di diritti inaccettabile».

Le novità. Il decreto sopra citato definisce una volta per tutte le modalità tecniche per effettuare la chiamata. Rimangono tre vie utili per la comunicazione in carico ai datori di lavoro: via mail alle direzioni territoriali del lavoro, attraverso il modello "Uni-intermittente" disponibile sul portale cliclavoro.it, oppure mediante un sms. Nel primo caso bisogna inviare la mail con i riferimenti dei due soggetti in questione e i termini della chiamata, attraverso posta certificata, all'indirizzo della direzione provinciale del lavoro di Firenze. Nel secondo caso, invece, si utilizza il modulo apposito nel quale devono essere riportati i dati identificativi del lavoratore e del datore, oltre alla data di inizio e di fine a cui la chiamata si riferisce. La comunicazione può fare riferimento sia ad una singola prestazione che a un ciclo che non deve essere, però, superiore a trenta giorni. L'ultima possibilità, quella dell'sms prevede che il datore si registri sul portale cliclavoro.it, indicando il numero da cui verranno effettuate le comunicazioni e ricevendo il numero a cui inviare il messaggio. Nel testo dovrà essere specificato il tipo di comunicazione e il codice fiscale del lavoratore. Con questa tipologia, tuttavia, è ammessa solo una prestazione resa non oltre le 12 ore entro cui è effettuata la chiamata. In ogni caso le aziende potranno espletare le procedure anche attraverso il proprio consulente del lavoro. In entrambi i casi, comunque, si dovranno accreditare sul portale sopra citato nella sezione dedicata alle aziende accedendo alla funzionalità "gestione Intermittenti". È stata tolta, invece, la possibilità di effettuare la comunicazione tramite fax (inizialmente introdotta), eccetto che nei casi di malfunzionamento degli altri sistemi.

Il boom dei contratti. I dati dell'Osservatorio sul lavoro parlano chiaro: dal 2008 al 2011 (ultima rilevazione annuale disponibile) gli avviamenti lavorativi tramite contratti a chiamata sono passati da 122 a 1.815. Una crescita esponenziale che mette a nudo le difficoltà occupazionali dell'intera area, dove i contratti a tempo indeterminato diminuiscono a fronte dell'ascesa di quelli a tempo determinato e interinali. Il boom vero e proprio è avvenuto nel 2009, quando si attestarono a 1.134, mentre negli anni successivi l'aumento è stato più lento anche se constante: 1.494 nel 2010 e 1.815 appunto due anni fa. Mentre nel primo trimestre dello scorso anno sono stati ben 543, un numero che fa presagire che il dato complessivo del 2012 sarà ancora maggiore rispetto all'anno precedente. I settori dove il lavoro intermittente (che deve avere come tratti distintivi la discontinuità e l'intermittenza) è maggiormente usato sono la ristorazione, il commercio e le vendite al dettaglio, ma si sta allargando anche ad altri ambiti come le attività professionali e tecniche, i servizi di informazione e quelli di vigilanza o di investigazione privata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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