Gioco
Quel gelato negato ha scatenato la lotta contro i videopoker
Al circolo un padre spendeva tutto nelle slot e alle richieste del figlio non rispondeva. Da allora le hanno messe al bando
LIMITE SULL’ARNO. C'è un capostipite nella lotta che i nostri circoli Arci hanno fatto a videopoker e slot machines, bandendoli di fatto dalle loro strutture in nome di una maggiore coerenza coi propri ideali. È il circolo Arci “Ivo Montagni” Pubblica Assistenza di via Negro, a Limite. Sì può dire che tutto sia partito da qui. Due nomi, fondamentali, da citare: quelli di Barbara Benelli e Fabio Labanca. Mandano avanti il circolo (nato nel 1996 con presidente Claudio Scappini) e il bar passandoci quasi tutta la giornata da tanti anni, sono due che non digeriscono le ingiustizie, soprattutto se fatte ai più piccoli in nome di un vizio personale ed egoista.
«C’era un bambino che chiedeva al padre un gelato con insistenza – dice Barbara da dietro il suo bancone – glielo rifiutò, doveva spendere i soldi per la slot». Guarda verso la porta del circolo, dove adesso ne è rimasta solo una, rigorosamente spenta. «Da quel giorno io e Fabio abbiamo capito che andava fatto qualcosa per togliere queste macchine ruba soldi dai nostri locali. Non solo perché portavano gente non rassicurante, ma avevano il potere di annullare i sentimenti di una persona. Quel bambino per suo padre non esisteva, andava fatto qualcosa». Fabio e Barbara affrontarono la questione con l'Arci, la prima pietra verso la scelta, poi attuata, di togliere il gioco d'azzardo dai circoli nel nome degli ideali sui quali si basa da sempre l'Arci.
Ne va fiero anche il presidente, Roberto Mazzantini, eletto alla guida nel 2011. Artigiano ceramista del paese, 44 anni, almeno due ore al giorno tutti i giorni passate in via Negro, sottolinea con forza e orgoglio questa decisione. «Siamo stati i primi a volerla, lo sperpero di soldi non è nella nostra cultura e in quella dei nostri due baristi che per noi sono molto di più. Senza di loro il circolo non andrebbe avanti, gestiscono la maggior parte delle cose che avvengono qui dentro. Dal pagare le bollette agli eventi che facciamo».
E sono molti, tutti finalizzati a coinvolgere attivamente la popolazione. C'è un motto che va di moda a Limite: è il circolo che fa il circolo. «Non essendo su una strada principale del paese – spiega Mazzantini – ci facciamo in quattro per creare sempre eventi nuovi, farci conoscere e coinvolgere i cittadini. Siamo duecentonovanta soci, tra cui trenta bambini iscritti al nostro corso di hip hop. Organizziamo corsi di ballo e rassegne teatrali, tra le nostre “attrazioni” per esempio c'è una cena a sorteggio in cui si mangia ciò che viene scelto rigorosamente a sorte, siamo stati tra i primi ad inventare la “cena con delitto”, organizziamo una festa della birra, facciamo un mercato natalizio, diamo soldi in beneficenza».
A Limite certo la fantasia non manca. «Recentemente abbiamo riunito diciannove coppie di Limite che festeggiavano i cinquant’anni di matrimonio – spiega la 34enne vicepresidente Beatrice Bartolini, operaia in una ditta di stuzzicadenti – inoltre ai bambini che nascono nel comune ogni anno consegniamo un angelo in ceramica col proprio nome. Coinvolgiamo in questo modo dalle sessanta alle ottanta famiglie che apprezzano il gesto e si avvicinano a noi, consegniamo anche mazzi di fiori alle centenarie del paese. Tutto quello che facciamo avviene senza fine di lucro, per passione, donando tempo agli altri ed è bello vedere che la gratitudine può tornare anche indietro. Il circolo deve tornare a essere un luogo di incontro e coinvolgimento come nel passato, per i giovani rappresentare un mezzo di svago e cultura sano. Stiamo cercando in tutti i modi di coinvolgere i ragazzi del comune e una volta iscritti di farli restare». E a proposito di giovani, anzi giovanissimi, si scopre che a Limite è iscritto il socio più piccolo, in termini di età e statura, dell'Arci: Lorenzo Tamburini che i genitori hanno iscritto ad appena 2 anni. C'è invece Cauto Bini, che di anni ne ha 89, che è il più anziano nel collegio della Pubblica Assistenza, associazione legata indissolubilmente all'Arci di via Negro. Di fatto il circolo è ospitato nei locali della Pubblica Assistenza, nella stessa struttura pulsano in sostanza due cuori. L'Assistenza a Limite è tra le più antiche in Italia, fondata nel lontano 1891. «Poche parole e molti fatti – spiega il presidente Stefano Giuntini, alla guida da 14 anni – è questo il nostro motto. Abbiamo novanta volontari attivi sui mezzi, in totale le persone che gravitano intorno all'associazione sono circa duecento. C'è una fusione tra noi e il circolo, tanto che molti volontari dell'uno lo sono anche per l'altro e viceversa. Ci sosteniamo a vicenda, le persone che arrivano alla Pubblica Assistenza poi finiscono per conoscere il circolo e la cosa avviene anche al contrario. Tutte le iniziative le organizziamo di comune accordo, c'è una forte socializzazione che riassume alla perfezione il senso di appartenenza a questo tipo di organizzazioni». C'è tanta solidarietà, insomma, parola chiave dell'associazionismo. Proprio di recente il circolo ha ospitato una cerimonia speciale: sono stati donati quattro mezzi alla Pubblica Assistenza da parte della famiglia Piacentini che risiede a Limite, un'ambulanza e tre auto di soccorso.
La gratitudine che torna indietro, appunto, un fenomeno sempre più forte a Limite. Qui chi semina bene, raccoglie altrettanto.
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