Sicurezza
Gli habitué: dalla pensionata al giovane
C’è anche chi ci ha finito lo stipendio in poche ore e chi ci spende dieci euro ogni giorno
EMPOLI. La slot machine è costruita in maniera precisa: tu seduto davanti a uno schermo verticale, ovvero lei ti guarda negli occhi. Lo spazio tra te e il suo tripudio di luci, di marcette con un sonoro più alto, stelle che brillano, è pochissimo. Praticamente è un corpo a corpo. Sia che si tratti di moderni e curati ambienti colorati, sia di angoli dedicati nei bar accanto al bancone, alla tabaccheria, a fianco di una ricevitoria o annessi ad una sala scommesse. Ci sono quelli che comprano il gratta e vinci. Chi gioca al Bingo. Ma la maggior parte gioca alle slot. Fingersi giocatore per qualche giorno è entrare in contatto con un mondo fatto anche di credenze, l'illusione di cambiare la vita con colpo d'indice, o che sia l'abilità e non il caso a decidere.
Ci sono orari che i patiti sembrano preferire. La mattina presto, una giocata alla slot del bar dopo colazione per esempio, o la sera tardi. Al pomeriggio quasi nessuno. Forse un caso, tranne un ragazzo sulla trentina che, durante il giro, si trova ad una ricevitoria del centro verso le cinque. Ogni tanto lascia cadere dal distributore delle monete che rigioca subito. Lo chiamano al telefono, si intuisce la chiamata. «Ma dove sei? E' tutto il giorno che ti cerco». Lui risponde stizzito: «Sono a prendere le fatture». Riattacca, continua a giocare alla sua Mystic Pearls.
«Ci sono dei giorni che queste macchinette sono tutte occupate – dice il gestore di una sala scommesse – dentro ci finiscono migliaia di euro che vanno in gran parte allo Stato. Noi ci prendiamo solo una piccola percentuale, ma la gente gioca. Gioca molto, questo è poco ma sicuro e non vince mai».
Racconta poi di un ragazzo che ci ha passato tutta una giornata per finirci uno stipendio, aveva ricevuto il giorno stesso la busta paga.
Una storia a cui si ripensa inevitabilmente in un bar in zona stazione. Ci sono donne, tutte italiane, uomini cinesi e dell'Est. Una signora sulla sessantina dimostra di avere una grossa cultura sul gioco. Confida che per vincere alla Dolphin's Pearl «serve concentrazione», come se il pensiero bastasse per influenzare la sorte. La donna è una pensionata empolese che , come spiega, cerca un modo per mettere qualche soldo in più da parte. Ma non ha ancora vinto, gioca tutti i giorni almeno 10 euro «per passione e poi, sa, con questa crisi...». Delle slot dice di conoscere tutti i segreti, difficile crederci.
In un’altra sala in via Carrucci c’è una piccola Chinatown cittadina. Prima gioca uno, dopo mezz'ora che il primo ha perso tutto ecco il secondo ritentare. E così via in una spirale, come se tra loro esistesse una piccola società del gioco dove ognuno mette la sua parte e aspetta di giocarla. Per poi, magari, spartirsi la vincita.
Le sale slot sono aperte fino alle 24 e, in generale, sono piene fino a tardi. La crisi qui non sembra esserci per niente.(f.c.)
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