Gioco
Gli aneddoti nei ricordi di un’amica
MONTELUPO. Don Renzo Rossi non aveva perso i contatti con Montelupo. Anzi le relazioni con il suo paese d’origine sono sempre stati forti. Anche quando si trovava in Africa o in Brasile. A ricordare...
MONTELUPO. Don Renzo Rossi non aveva perso i contatti con Montelupo. Anzi le relazioni con il suo paese d’origine sono sempre stati forti. Anche quando si trovava in Africa o in Brasile. A ricordare questo legame importante è Luigia Paoli, amica da sempre di don Renzo.
«L’ultima volta che l’ho visto - racconta la donna che vive a Montelupo - è stato un mese fa, era venuto a cena da me. Ha fatto da padre spirituale a tutta la nostra famiglia. Anche e soprattutto nei momenti più tristi».
«Uno dei ricordi più forti - racconta ancora la donna - è quello relativo al funerale di una mia nipote che morì giovane in un incidente stradale. Don Renzo partì il giorno prima dal Mozambico per essere presente alla cerimonia funebre».
«Un uomo - va avanti Paoli - che sembrava uno scricciolo ma che dentro aveva una grande forza. E non dimostrava l’età che aveva. Dopo esser stato trenta anni in Brasile, ritornò in Italia. E lo chiamarono per andare in Mozambico perché non avevano nessuno che parlasse il portoghese. Ma oltre al suo lavoro nei due continenti, don Renzo trovò anche il tempo per studiare e si laureò all’Università di Roma».
«Lui metteva sempre pace e allegria - va avanti ancora Paoli - quando era parroco vicino a Signa e andavano a suonargli a casa, se era assente, faceva dire a sua madre che era al circolo Acli o alla casa del popolo secondo la persona che si presentava».
«Invece per un ultimo dell’anno - va avanti ancora nei ricordi l’amica di don Renzo - partì con la bicicletta e portò un fiasco di vino a dei giovani operai che erano rimasti a lavorare alla Pignone». Oppure ancora Luigia Paoli ricorda sempre come parlava di don Milani a sua madre: «”Te lo ricordi quello speperino piccino che ti ho portato a casa?”. Ecco don Renzo era questo».
E infine non gli importava delle onoreficenze anche in ambito ecclesiastico. «Diceva sempre: “io voglio rimanere libero”».
Lucia Aterini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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