Il Tirreno

Empoli

La storia dell’oratorio Madonna della Neve costruito dai Del Frate

di Paolo Santini

Realizzato nel 1633 sul Lungarno Gramsci a Spicchio e benedetto dal proposto di Empoli Raffello Ciaperoni

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VINCI. I luoghi pericolosi erano spesso, fin dal Medioevo, segnati da tabernacoli ospitanti immagini sacre, collocate strategicamente proprio per proteggere il viandante dalle insidie del viaggio. In prossimità dei passi di nave sui fiumi o nei pressi dei ponti poi, la presenza di tali immagini assicurava in un certo qual modo il transito in sicurezza verso l'altra sponda. Almeno così si riteneva. Naturalmente il soggetto invocato più spesso era la Vergine Maria. Talvolta i tabernacoli, divenuti nel tempo oggetto di particolare devozione per episodi magari miracolosi avvenuti nei pressi dell'immagine sacra, venivano ampliati nelle forme architettoniche fino a diventare veri e propri oratori, talvolta santuari.

A Spicchio, ci sono due casi di questo genere. Di uno abbiamo parlato qualche mese fa, la Madonna dell'Erta, edificio situato in fondo a una strada ripidissima che conduceva da Collegonzi alla pianura sottostante, spesso teatro di incidenti con i barrocci a causa del profondo declivio. Dell'altro, parliamo oggi. L'oratorio in questione sorge lungo il corso dell'Arno sulla via Limitese (oggi Lungarno Gramsci) ed è così descritto nella visita pastorale dell'arcivescovo di Firenze del 1879: «Questo Oratorio non è grande, è isolato dalle altre fabbriche del borgo di Spicchio, ha palco a travicelli, un altare, una porta con due finestrine basse, due porticine ai lati dell'altare che mettono alla sacrestia, e una campanella». Si tratta dell'oratorio della Madonna della Neve, intitolazione abbastanza inconsueta almeno da queste parti (in luoghi vicini, per esempio, ne troviamo uno a Montevettolini). «All'interno - proseguono i documenti - vi è un altare con sopra l'Immagine (una statua vestita) rappresentante Maria Vergine col Bambino Gesù, ed una sacrestia. Dista circa cinquecento metri dalla Chiesa parrocchiale». L'oratorio fu eretto nel 1633 dai fratelli Filippo e Giuseppe Del Frate e nello stesso anno fu benedetto l'altare da parte del proposto di Empoli, Raffaello Ciaperoni, circostanza testimoniata da un documento del 1655. Per un lungo periodo, nelle prime visite pastorali dei vescovi fiorentini, venne menzionato come "oratorium parvum", a causa delle ridotte dimensioni dell'edificio. Nel 1684 «fu accresciuto e ridotto com'è di presente da Marco Del Frate». Proprio a tale data risale una lapide celebrativa dell'avvenuto ampliamento, collocata all'interno ed adesso situata sulla parete destra dell'edificio appena a fianco dell'ingresso; testimonianze orali riportano che la lapide in origine, prima del restauro conseguente alle distruzioni belliche dell'ultima guerra, fosse collocata sull'edificio dal lato opposto.

La lapide reca quest'iscrizione in latino in caratteri capitali piuttosto incerti: «Lucifero nescienti casum aurore mane surgenti titulo sanctemarie ad noves nivem sicut lanam danti marcus del frate et germani posuerunt donarium reparato ab orbe nonis augusti 1684». All'esame del manufatto, il lapicida denota evidentemente una certa inesperienza e confonde alcune lettere, infarcendo di errori la lapide pur non inficiando con tali sviste il contenuto che si voleva trasmettere. L'oratorio venne costruito per uso privato della famiglia Del Frate, "per uso di lor famiglia"; «ha inteso - si legge in altro documento - che vi è l'obbligo di tre messe la settimana, obbligo dicesi, che i Sigg. Del Frate fanno sodisfare a Palaia in Diocesi di S.Miniato». Le visite pastorali del 1655 e del 1879 ricordavano all'interno dell'oratorio una »tabulam cum imagine B.V. cum Puero Jesu ex terra cocta cum sipario vitreo», un’immagine dunque raffigurante la Madonna con il Bambino in terracotta probabilmente invetriata, oggi scomparsa. Nella seconda guerra mondiale l'oratorio subì gravi danni e fu ricostruito dai proprietari negli anni seguenti, perdendo in parte il suo aspetto originario. Una lapide all'interno della chiesa riporta la seguente iscrizione: questa cappella dedicata alla Madonna della Neve apparteneva in antico alla famiglia Del Frate fu distrutta dalla seconda guerra mondiale e ricostruita nel MCMLXI dalle sorelle Clara Rina e Wanda in memoria dei loro genitori Angiolo Ricci Bardzky e Angelica Del Frate Ferrini.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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