Italia
Csa: «Ecco tutti gli errori della giunta Cappelli»
EMPOLI. No alla cementificazione di Ponte a Elsa. Questo è il messaggio del Centro Sociale Intifada di Empoli, in polemica con l’amministrazione comunale per la destinazione dell’edificio occupato...
EMPOLI. No alla cementificazione di Ponte a Elsa. Questo è il messaggio del Centro Sociale Intifada di Empoli, in polemica con l’amministrazione comunale per la destinazione dell’edificio occupato dall’Intifada, che il Comune vuol trasformare in area adibita all’edilizia popolare. Per questo dovrebbe abbattere l’immobile, dal 1988 sede del Centro Sociale, per poi ricostruire da zero appartamenti da destinare ai meno abbienti. Ma l’Intifada non ci sta e si dice pronta alla resistenza ad oltranza. Oltre a ciò, nei prossimi giorni presenterà in Comune una serie di osservazioni, redatte dalla ricercatrice in Urbanistica dell’Università di Firenze Sara Giacomozzi, mirate a smontare le logiche dietro alla variante del piano regolatore del Comune, considerato «obsoleto ed inappropriato».
La polemica. «La verità – dice Armando De Matteis del Csa – è che ci sono molte altre aree da destinare all’edilizia popolare. Quello che stanno cercando di fare è di continuare la politica di cementificazione del territorio utilizzando noi come pretesto, perché siamo rumorosi, perché siamo scomodi. All’opinione pubblica dicono che vogliono fare case popolari, mentre quello che vogliono è soltanto abbattere l’edificio per eliminare noi come Centro Sociale, prendendo due piccioni con una fava».
Le osservazioni. L’Intifada non è rimasta a guardare, rivolgendosi ad una professionista esperta in urbanistica che esaminasse a fondo il piano strutturale, soprattutto per quanto riguarda Ponte a Elsa. Sara Giacomozzi ha spiegato in anteprima le osservazioni che poi verranno presentate in Comune. «In primo luogo – esordisce – in questo territorio ci sono già abbastanza alloggi sfitti così da non dover costruire nuove abitazioni. Oltre a ciò bisogna smettere di utilizzare il diritto alla casa come giustificazione per una cementificazione selvaggia. Infine, non si può cancellare un servizio sociale della frazione, distruggendo un edificio storico vincolato senza peraltro aver coinvolto il Csa nel procedimento decisionale».
Le richieste. Ma quali sono in definitiva le richieste del Csa? Un consumo sempre minore del territorio, riqualificando gli spazi degradati, dismessi o sottoutilizzati. Poi istituire un’agenzia pubblica degli affitti che acquisti appartamenti esistenti in modo da calmierare il mercato. E mantenere la destinazione d’uso dell’area in cui è presente l’Intifada: «La nostra speranza – sottolinea Marco Cassia – è che la prossima amministrazione non sia più Pd, o almeno non questo Pd in cui renziani agiscono senza preoccuparsi delle conseguenze, per quanto riguarda ambiente e vivibilità del territorio. Ma noi ci opporremo sempre, sia politicamente – ci sono contatti avviati cib Movimento 5 Stelle e i Comunisti italiani – sia fisicamente. Noi quel centro non lo abbandoneremo mai».
Marco Sabia
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