Il Tirreno

Empoli

Crollano le visite fiscali e 1 su 3 non viene pagata

di Francesco Turchi
Crollano le visite fiscali e 1 su 3 non viene pagata

L’obbligo voluto da Brunetta aveva fatto impennare controlli e costi per gli enti Poi il dietrofront che ha ridotto le ispezioni. Ma l’Asl deve riscuotere 54mila euro

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EMPOLI. La fine della crociata anti-fannulloni lanciata dall’allora ministro Brunetta e la spending-review hanno fatto crollare le visite fiscali nella pubblica amministrazione sui dipendenti assenti dal servizio per malattia. Nel 2009 – quando la visita era diventata obbligatoria fin dal primo giorno di malattia – l’Asl 11 ne aveva effettuate 3.723, fatturando complessivamente 186mila euro. Nel 2012 sono crollate del 60% scendendo a 1.478, per un totale di appena 73mila euro. Un “tesoretto” sempre meno pesante e più virtuale: perché una fattura su tre non è stata riscossa. E in più, a complicare le cose, c’è anche il “giallo” legato ad insegnanti, bidelli e personale amministrativo delle scuole. Perché alla luce della legge 135 del 2012 che ha fissato i paletti alle spesa pubblica, non è chiaro se le scuole (che in molti casi già erano debitrici con l’Azienda sanitaria per gli anni precedenti) sono tenute o meno a pagare le visite fiscali. L’Asl 11 ha presentato alcuni quesiti al ministero e nel frattempo non ha potuto fare altro che “congelare” la fatturazione.

I numeri. Il trend è costante da anni. Le visite sono scese da 3.723 nel 2009 a 3.085 nel 2010, quindi a 1.984 nel 2011, anno in cui c’è stato il mezzo dietrofront del ministro, reso inevitabile dal fatto che le spese per le visite fiscali erano i ormai insostenibili per scuole, comuni e aziende pubbliche: l’obbligo di visita fiscale è rimasto nel caso in cui l’assenza sia precedente o successiva a una giornata non lavorativa. Più flessibilità dunque, lasciando «alla valutazione del dirigente responsabile l’iniziativa per la visita di controllo». Il dirigente deve valutare «tenendo presente l’esigenza generale di contrastare e prevenire l’assenteismo nonchè la condotta complessiva del dipendente». E così si è arrivati a 1.478 visite fiscali dell’anno scorso. Di pari passo è scesa anche la fatturazione (la stragrande maggioranza è relativa, come spiegato nel box a enti e aziende pubbliche): dai 186mila euro nel 2009 ai153mila euro del 2011, fino ai 73mila euro del 2012, anche se – come detto – in questo caso per la prima volta non sono comprese le visite fatte per conto delle scuole, in attesa di capire se devono pagare o meno.

Quanti crediti. Soltanto per gli ultimi due anni nelle casse dell’Asl mancano all’appello 54mila euro. Per quanto riguarda infatti il 2011 infatti l’Azienda di via dei Cappuccini non ha riscosso 162 fatture su 948 (spesso viene emessa un’unica fattura anche per più prestazioni fornite allo stesso ente): questo significa che mancano all’appello 27.580 euro. Una mancata entrata che è stata bissata l’anno scorso, quando non sono state pagate 195 fatture su 575, per un totale di 26.515 euro.

I motivi. Alla base di questi numeri ci sono una serie di concause. Indubbiamente un ruolo ce l’ha l’effetto-Brunetta, che con la sua battaglia anti-fannulloni, prima ha fatto impennare le visite e conseguentemente i costi per gli enti pubblici; poi con la inevitabile retromarcia del luglio 2011, ha lasciato ai dirigenti il compito di valutare se fare o meno la visita fiscale al dipendenti in malattia. Probabilmente però il giro di vite ha anche fatto aumentare il senso di responsabilità di chi tendeva a fare il “furbetto” con troppa leggerezza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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